Da Casalino a Crimi, altro fango sui Cinque Stelle. Il Corriere della sera alza il tiro: offese e livore contro il reggente

VITO CRIMI
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Fabrizio Roncone ha massacrato ieri sul Corriere della Sera Vito Crimi, attuale reggente del Movimento Cinque Stelle tracciandone un ritratto al curaro che in gergo giornalistico si riconosce subito come una azione di killeraggio. Infatti l’articolo non è basato su una notizia, su un fatto, ma è tutta una serie di richiami e ricostruzioni velenose del passato. La penna pugnale di Roncone ci restituisce l’immagine di un piccolo uomo sovrappeso, nato da due genitori che “lavoravano all’ Upim di Brancaccio”, difficile quartiere di Palermo, come se le sue umile origini fossero un marchio di infamia. “Populista cattivello e minacciosetto”, lo chiama con disprezzo il collega, ”uno che si specializza in gaffe” rincara la dose e poi non poteva mancare l’aneddoto, naturalmente riportato da fonte rigorosamente anonima così non può essere smentita, di un supposto dialogo tra Luigi Di Maio ai tempi della formazione del governo giallo – rosso in cui Crimi rifiuterebbe un sottosegretariato agli Interni perché lui vuole fare il ministro. Ma il massimo di sé il cinico Roncone lo offre quando lo chiama “orsacchiotto”, ma anche questa volta non si prende la responsabilità di quanto scrive e perché subito dopo ci informa che il termine non è suo ma lo ha coniato Roberta Lombardi. Non manca la presa in giro della povera Paola Taverna che viene descritta con una borsa di Vuitton e “tailleur giusto” che grida: “A Vitooo! Ma che stai a dì? Nun te se capisce quanno parli…”. Insomma siamo al giornalismo di derisione, una minestra al curaro miscelata con scena da film neoralista sulle borgate romane, una specie di “Brutti, sporchi e cattivi” in chiave solferina che non fa onore alla tradizione del giornale. Crimi è stato attaccato da Roncone su ordinazione. Qualcuno che voleva convincere il reggente o meglio intimidirlo per le sue dichiarazioni d’istinto sul no ad un governo con Mario Draghi, amico di banche e banchieri. Un gesto d’istinto appunto che magari non ha valutato gli esiti futuri come l’apertura successiva di Grillo e di Di Maio ma su cui Roncone ha intinto la sua penna pugnale. L’ha intinta senza pietà, cercando di mettere in ridicolo non solo Crimi. Ma fortunatamente, caro Roncone, siamo in democrazia e può capitare che un figlio di genitori dell’Upim “populista minacciosetto” e orsacchiotto, conti più di te.