Da Nuti a Di Battista, pure gli amici nel Movimento vogliono la testa della sindaca

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Da ieri mattina le chat che parlamentari M5S e loro assistenti sono diventate uno sfogatoio incredibile, da cui il pensiero che emerge è uno e uno soltanto: Virginia Raggi sta rovinando il Movimento 5 Stelle. “L’avevamo avvisata – ci dice tra i denti un parlamentare pentastellato – e invece lei, da quando è diventata sindaca, ha cominciato ad abbandonare i consigli del Movimento, preferendo quelli dei dirigenti del Campidoglio”. A cominciare da quelli di Raffaele Marra. D’altronde non è un mistero: lo stesso Beppe Grillo aveva chiesto spiegazioni, pur non essendo mai stato soddisfatto nelle sue richieste di delucidazioni. Ma ora il giochino è sfuggito dalle mani di tutti. Probabilmente anche dalle mani dello stesso Grillo. Una fonte interna rivela a LaNotizia che Grillo si era fidato ciecamente di Virginia, soprattutto perché “pedina” di un fedelissimo di Alessandro Di Battista. Peccato, però, che, nonostante negli ambiente M5S si continui a negare e si faccia finta di nulla, i rapporti tra Raggi e Dibba non sono più rosei. Anzi, “non si parlano proprio più”, ci dicono.

Caos a 5 Stelle – Certo è che quel che si dice chiaramente tra deputati e senatori è che Virginia Raggi ha toppato. Per alcuni irrimediabilmente. Scaricata da Di Battista, la sindaca non ha più alcun valido supporto. Non è un caso che, sebbene Dibba e Luigi Di Maio non abbiano rilasciato alcun commento, in tanti si sono sfogati anche su Facebook. Ovviamente la prima ad aprire le danze è stata Roberta Lombardi che ha deciso di riprendere una citazione di Matin Luther King per colpire la Raggi (“Prima o poi arriva l’ora in cui bisogna prendere una posizione che non è né sicura, né conveniente, né popolare; ma bisogna prenderla, perché è giusta”). Un post che ha avuto più di 700 condivisioni, tra cui anche quelle di Nicola Morra, Carla Ruocco e Carlo Sibilia (e non solo). Un modo come tanti per schierarsi contro la sindaca. Ma non basta. Durissimi anche Giuseppe Brescia, che si è scagliato apertamente contro Di Maio (“chi, all’interno del MoVimento, nei mesi scorsi ha difeso questa linea scellerata dovrebbe smetterla di giocare al piccolo stratega”), Dalila Nesci (“Spero che il garante prenda provvedimenti interni ed esterni”) e Paola Taverna (“le scuse non bastano”).

Decisione finale – Tutti contro Di Maio, dunque. A cominciare dai palermitani. “Sono stati letteralmente emarginati – ci dice un deputato – per un fatto irrilevante rispetto alla Raggi, che invece è stata sempre ingiustificatamente difesa”. E non a caso, da Riccardo Nuti a Chiara Di Benedetto, i pentastellati palermitani hanno scritto sui social. Ma il pensiero più forte e più critico è stato espresso da Giulia Di Vita: “Un ‘ho sbagliato’ al posto di ‘abbiamo sbagliato’ sarebbe stato più adeguato”. Ma è la conclusione del discorso che facciamo con un deputato interno che lascia senza parole: “nel Movimento, Di Maio in primis, hanno preferito non affrontare problemi che pure erano stati sollevati perché, dicevano, i sondaggi ci stavano dando ragione”. Insomma, un modus operandi da partito vecchio stile. Altro che rivoluzione e rottamazione. E il punto ora è proprio questo: Beppe Grillo sa che il Movimento potrebbe scivolargli dalle mani. “Vorrebbe espellere la Raggi – ci dice un suo fidatissimo – ma non può, perché sarebbe controproducente in questo periodo”. Si è parlato, nella riunione ieri tra Beppe e alcuni tra i parlamentari fidati (Taverna, Morra, Fico e Di Maio) anche di ritiro del simbolo. C’è chi ha caldeggiato fortemente quest’ipotesi, segno della rottura interna. Ma Grillo alla fine ha preferito non creare caos: “Te l’avevo detto. Ora rimedia, ha detto alla sindaca. Se non ci riuscirà, potrebbe anche saltare. E questa volta per davvero.

Tw: @CarmineGazzanni