La Sveglia

Da Trump 40mila bombe per Israele

A ovest di Gaza City i residenti hanno scavato a mani nude fino all’alba, racconta Al Jazeera, sotto un palazzo di sei piani che era già stato lesionato dai bombardamenti israeliani ed è crollato nella notte del 16 settembre mentre ospitava una settantina di sfollati. La Protezione civile palestinese conta cinque bambini fra i morti. Decine di persone risultano disperse.

All’inizio del mese, in un briefing riservato alla Divisione di Gaza ricostruito da Ynet, il capo di stato maggiore Eyal Zamir aveva detto al primo ministro Benjamin Netanyahu e al ministro della Difesa Israel Katz che Hamas è ormai «un’organizzazione sconfitta», e lo spiegava così: ha smesso di sparare, ha smesso di rispondere ai colpi. Nella stessa ricostruzione di Ynet l’esercito si attribuisce il controllo di oltre il 64 per cento della Striscia. In Tunisia, intanto, l’11 settembre un giudice istruttore ha prolungato di quattro mesi la detenzione di Wael Naouar e di altri tre membri tunisini della Global Sumud Flotilla, che secondo il loro comitato sono tutti in sciopero della fame.

Il 15 settembre il Washington Post e l’Associated Press hanno scritto che l’amministrazione di Donald Trump prepara per Israele un pacchetto da 2,8 miliardi di dollari con 40.000 bombe da duemila libbre, pagate in prevalenza con fondi pubblici che Washington gira a Israele perché le compri negli Stati Uniti. Per il Washington Post è la più grande vendita singola di quelle bombe da anni, e sarebbero destinate al Paese che il 16 settembre 2025 la Commissione d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite ha ritenuto responsabile di genocidio a Gaza. Nel 2024 l’amministrazione di Joe Biden ne aveva sospesa una spedizione. Temeva vittime di massa. Quarantamila bombe, per un nemico che secondo il suo generale ha smesso di rispondere.