Dai 5 Stelle alla Lega tutti d’accordo. Cresce il fronte del voto a 16 anni. Con la riforma alle urne 5 milioni di elettori in più. Di Maio accelera sulla legge: giusto credere nei giovani

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L’idea lanciata da Enrico letta piace proprio a tutti: il voto ai sedicenni entra prepotentemente nell’agenda del governo giallorosso e l’hashtag #votoaisedicenni diventa trending topic su twitter. Il premier Giuseppe Conte e i due capi politici Luigi Di Maio e Nicola Zingaretti ne sono entusiasti, il presidente della camera Roberto Fico dall’Università di Trieste dove ieri ha tenuto una lectio magistralis, parla di “bel passo avanti per l’Italia” ma anche dalle opposizioni arriva il nullaosta, Forza Italia suggerisce di partire dalle amministrative e la Lega rivendica di aver presentato una proposta di riforma costituzionale su questo tema già nel 2015 con Matteo Salvini che si spinge a definire la proposta “sacrosanta”. Del resto sia il Carroccio che i grillini hanno un’estesa base elettorale giovanile e infatti in passato lo stesso Beppe Grillo si era espresso in maniera favorevole per allargare il diritto di voto, abbassando l’età, a oltre un milione e centomila ragazze e ragazzi: tanti sono i 16 e 17enni italiani secondo l’Istat.

I NUMERI. Rispetto agli attuali 49 milioni di cittadini che oggi possono votare alle elezioni politiche si tratterebbe di un incremento di circa il 2% sul totale. Sono invece numeri ben più consistenti – quasi cinque milioni – quelli relativi ad un’altra riforma costituzionale, vale a dire quella che allargherebbe l’elettorato attivo per il Senato ai 18-24enni,oggi riservato a chi ha già compiuto 25 anni. Qualora entrasse in vigore – è già stata approvata in prima lettura dalla Camera lo scorso 31 luglio con 487 voti favorevoli e solo 5 contrari, ne mancano dunque altre tre – non solo aumenterebbe quattro volte di più la partecipazione ma sarebbe stata addirittura propedeutica, una sorta di “garanzia contestuale”, alla riforma costituzionale per il taglio dei parlamentari approvata ieri alla Camera in commissione Affari costituzionali.

È già da due anni che si parla dell’abbassamento del limite di età per il voto al Senato, giustificato dal fatto che si tratterebbe di una sorta di “armonizzazione”: far eleggere i due rami del Parlamento da due corpi elettorali in parte diversi renderebbe più probabili maggioranze politiche diverse nei due rami del Parlamento, contribuirebbe all’instabilità politica e alla conseguente ingovernabilità. Qualora dovesse passare anche l’idea del voto ai 16enni ciò sarebbe dunque una palese contraddizione perché si ripresenterebbe nuovamente il problema dell’eterogeneità di un elettorato con visioni e background diversi. All’inizio dell’estate, a Montecitorio, ci si era spinti oltre: si era raggiunta l’intesa per allargare anche l’elettorato passivo, cioè il diritto di essere votati ed eletti, uniformando le due camere con l’abbassamento dell’età per essere eletti al Senato a 25 anni. Ma lì si è arenato.

ALL’ESTERO. Caso abbastanza isolato, quello dell’Italia: è con la Grecia il Paese UE con l’elettorato passivo fissato all’età più alta. Ovunque nel Vecchio Continente alle elezioni politiche nazionali si può votare ed essere eletti a 18 anni, salvo in Irlanda dove ne servono 21 per entrare in parlamento. In Austria l’età per esercitare il diritto di voto è stata abbassata a 16 anni nel 2007, ma per essere eletti bisogna esser maggiorenni. Anche in Germania il diritto di voto ai 16enni è garantito nelle elezioni dei Parlamenti della maggior parte dei Länder. Nel resto del mondo le Nazioni che permettono ai sedicenni di votare sono in tutto otto, cui si aggiungono alcune dipendenze della corona britannica.