Un mondo della giustizia di fantasia, dove tutto va benissimo (“il 2025 è stato un anno di svolta”) e le riforme varate dal governo Meloni hanno centrato tutti gli obiettivi. È quello descritto ieri dal ministro Carlo Nordio alle Camere nella Relazione annuale sulla giustizia.
La App Giustizia sospesa dai principali tribunali italiani per malfunzionamento
Tra i passaggi più contestati da opposizioni e magistrati, quelli sull’innovazione digitale nel settore giustizia (per rimanere in tema di software), che, per il ministro ha sì “provocato delle criticità”, ma “che dopo i primi momenti sono state ampiamente superate e sono in questo momento in via di definitiva risoluzione”.
Quello che però il ministro non ha ricordato è che l’utilizzo della App Giustizia (per il Processo Penale Telematico) è stato sospeso nei tribunali di Milano, Roma, Napoli, Bari, Foggia, Siracusa e Catanzaro, causa malfunzionamenti tecnici. E che i tribunali sono tutt’ora in attesa di soluzioni dal Ministero della Giustizia.
Per il ministro nessuna correlazione tra suicidi in carcere e sovraffollamento
Altro capitolo che ha fatto discutere, quello sui suicidi in carcere, che per il ministro sono in “diminuzione del 10%”, e “non dipendono dal sovraffollamento carcerario”. Nel 2025 si sono tolti la vita 79 reclusi, contro i 91 del 2024 e i decessi in carcere sono stati 238, mentre il tasso medio di affollamento degli istituti penitenziari ha raggiunto il 138%. L’associazione Antigone ha definito il bilancio del 2025 “drammatico”, evidenziando condizioni di detenzione spesso “inumane e degradanti”.
I processi lumaca ci sono ancora, fallito il target Pnrr
Nordio si è anche vantato della riduzione dei tempi dei processi penali e civili: quanto alla “riduzione dei tempi di trattazione: nel settore civile, il disposition time – calcolato al primo semestre 2025, si è ridotto del -27,8% rispetto al 2019; nel settore penale, la riduzione è stata del -37,8%”, ha detto, “Questi risultati superano in alcuni casi i target fissati dal Piano del Pnrr, confermando l’efficacia delle riforme processuali e degli investimenti in capitale umano”.
Tuttavia le statistiche dicono altro: se il piano Pnrr prevedeva una riduzione del 40% del Disposition Time entro giugno 2026 rispetto ai valori del 2019, a oggi la riduzione effettiva si attesta intorno al 20%, in ritardo rispetto alla tabella di marcia. E con grandi disparità territoriali: se le cause civili nel 2025 in Valle d’Aosta sono state trattate in 239 giorni e in Piemonte in 248, in Sardegna si sono attesi 535 giorni medi, in Basilicata 483 e Campania 459. A Venezia si è arrivati a 773 giorni. Ma il ministro ieri ha fornito dati più che opinabili anche rispetto al personale, all’edilizia carceraria e riduzione dell’arretrato.
La bocciatura dell’Anm
Da qui il severo giudizio dell’Anm, secondo la quale ieri Nordio non ha dato “alcuna risposta sui problemi quotidiani nella giustizia. Nessun chiarimento sui tagli in legge di Bilancio. Nessuna prospettiva per i precari del Pnrr. Nessun riferimento agli investimenti da fare su informatica ed edilizia giudiziaria”. “Siamo profondamente preoccupati e attendiamo risposte concrete, perché senza queste viene messa in discussione la necessaria fiducia che i cittadini devono avere nei confronti della giustizia”, ha dichiarato la Giunta esecutiva centrale dell’Anm.
Che conclude: “La brevità dei processi e l’accessibilità del servizio giustizia sono requisiti fondamentali, che non riguardano le esigenze dei magistrati ma quelle dell’intera comunità. Rilanciamo il nostro grido d’allarme: la giustizia ha bisogno di risorse, non di condizionamenti dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura”.