Dal Tar altra mazzata all’urbanistica e un assist alla Procura di Milano: per i giudici i piani attuativi sono obbligatori anche per le aree densamente popolate

Nuovo punto per la procura contro i costruttori dei grattacieli con le scie: per il Tar i piani attuativi non sono derogabili

Dal Tar altra mazzata all’urbanistica e un assist alla Procura di Milano: per i giudici i piani attuativi sono obbligatori anche per le aree densamente popolate

I piani attuativi anche se Milano è urbanizzata, sono inderogabili. È, in sintesi, quanto stabilisce una nuova – ennesima – sentenza del Tar lombardo sull’Urbanistica, che sconfessa la politica “liberista” (quella delle scie, per intenderci) perseguita per anni dall’amministrazione comunale.

Per il Tar, infatti, il piano attuativo per le costruzioni più alte di 25 metri è un “principio fondamentale in materia di governo del territorio” a “garanzia dell’ordinato sviluppo urbano” e non può essere abrogato dalla “legislazione regionale” di Regione Lombardia.

Il Piano attuativo garantisce i cittadini

Contrariamente a quanto sostenuto per anni da costruttori e amministratori, il piano attuativo è quello strumento urbanistico di dettaglio, che serve a garantire il “governo unitario degli interventi” edilizi in una porzione di città e la “dotazione di standard”, come servizi e spazi pubblici, “adeguati” ai bisogni dei cittadini.

E, soprattutto, è “un obbligo” stabilito “in modo inequivocabile” da una “norma di rango primario e statale” che va applicata anche a un’area di Milano, come quella di Porta Romana – Piazzale Lodi, che è “interamente edificata e dotata di tutte le opere di urbanizzazione primaria e secondaria”.

La corte chiamata a decidere su un palazzo di 7 piani a Porta Romana

Il Tar era chiamato a decidere sul palazzo di 7 piani in costruzione in Piazza Trento – via Crema (zona Porta Romana), per il quale il Comune, sulla scorta dei giudizi precedenti, aveva chiesto ai costruttori di presentare un piano attuativo. Questi si erano rifiutati.

I giudici, con la sentenza, hanno risposto a quanto sostenuto per anni dai costruttori, ovvero che in aree densamente popolate e urbanizzate, il piano attuativo non fosse necessario, perché già dotate di tutte le opere di urbanizzazione necessarie, come strade, fognature, reti elettriche, parcheggi. La corte ha affrontato uno dei temi più caldi anche per quanto riguarda anche i processi penali, statuendo che anche in questo caso il piano attuativo è una “necessità” se si tiene conto della “costante attività” di “forte trasformazione Urbanistica” dell’area che vede, o ha visto in epoca recente, nel quartiere progetti immobiliari come la ‘Torre Faro’ di A2A, lo Scalo Romana, la riqualificazione di Piazza Trento.

Una trasformazione “che, di per sé, comporta la necessità di richiedere una pianificazione di dettaglio per garantire” alla nuova “edificazione un corretto inserimento nel contesto urbano e la dotazione di standard adeguati” alla popolazione e un “armonico raccordo” della nuova costruzione con “il preesistente aggregato abitativo, allo scopo di potenziare le opere di urbanizzazione già esistenti”.

Non a caso la sentenza, del 20 gennaio scorso, è stata depositata mercoledì dalla Procura alla giudice Paola Braggion nel processo per abusi edilizi sulla ‘Torre Milano’ di via Stresa.