Dalla maxievasione alla corruzione, Briatore trema. La Procura di Genova verso la richiesta del giudizio per l’imprenditore

di Carlo Amari
Cronaca

Prima la maxi evasione fiscale e poi, per chiudere la partita col Fisco, l’accordo corruttivo. La Procura di Genova ha chiuso le nuove indagini su Flavio Briatore e, ritenendo provate le accuse di corruzione e tentato depistaggio, si prepara ora a chiedere il rinvio a giudizio dell’imprenditore, di un commercialista, di un dirigente e di due funzionari dell’Agenzia delle entrate.

Per i pm Walter Cotugno e Patrizia Petruzziello, l’ex direttore provinciale dell’Agenzia delle entrate, Walter Pardini, avrebbe dovuto chiudere la transazione fiscale di Briatore aggiungendo nel documento un riferimento alla incertezza normativa da potere usare nel processo di secondo grado a carico dell’imprenditore, al fine di farlo assolvere e fargli riavere lo yacht Force Blue. In cambio l’imprenditore avrebbe mandato clienti vip nel resort di Pardini in Kenya.

Sotto accusa anche il commercialista di Briatore, Andrea Parolini, e due funzionarie del Fisco, Elena Costa e Claudia Sergi. “A fronte di una sottoscrizione di una conciliazione di circa 3 milioni – aveva scritto il gip nell’ordinanza con cui aveva disposto misure cautelari – Briatore avrebbe riottenuto, con l’assoluzione in appello, il Force Blue che vale 20 milioni. In pratica il manager versava spontaneamente somme che difficilmente sarebbero entrate al Fisco visto che in Italia risulta nullatenente e ha i suoi beni in vari trust esteri”. A ottobre, nel processo d’appello bis, era stata confermata la confisca del megayacht ed erano stati prosciolti gli imputati per prescrizione.