Dalla Vigilanza a Viale Mazzini. I giallorossi mettono i presidenti sotto processo. Anzaldi (IV) insiste per sfiduciare Foa. Nella bufera anche Barachini per l’interferenza sui vertici Rai

di Giorgio Iusti
Politica

Dopo mesi di resistenza in una Rai trasformata nell’ultimo fortino verde, il presidente Marcello Foa sembra arrivato al capolinea. Non accennano a rientrare le polemiche dopo l’intervento del presidente azzurro della Vigilanza, Alberto Barachini, attivatosi per dare spazio a Matteo Salvini e Giorgia Meloni a seguito della conferenza stampa del premier Giuseppe Conte, ottenendo il risultato che i tg sono poi stati inondati dai big sovranisti. Nell’attesa che in Commissione Vigilanza vengano sentiti lo stesso Foa e l’AD, Fabrizio Salini, oltre ai direttori dei tg, a chiedere con forza la testa del presidente messo al vertice di viale Mazzini dal leader della Lega durante il Governo gialloverde è stato ieri Michele Anzaldi, esponente di Italia Viva.

“Le conclusioni della commissione di Vigilanza non mi sembra che abbiano preso atto di quello che è davvero successo nel corso della riunione – afferma Anzaldi – la vera notizia del giorno. Gli interventi del Pd, del senatore Casini, del Movimento 5 stelle, insieme alla posizione che da sempre esprime Italia Viva, hanno dimostrato che Foa non ha più la maggioranza in commissione, che i voti peraltro discussi con i quali è stato eletto a settembre 2018 oggi non ci sono più”.

Il segretario della commissione vigilanza, richiamando anche la prima pagina dedicata alla vicenda da La Notizia, ha quindi affondato la lama, affermando che se la stessa Vigilanza vuole occuparsi di Foa oramai dovrebbe farlo solo per sfiduciarlo formalmente, “dopo averlo già fatto in sostanza”. Il deputato è quindi tornato sulle schede della votazione di Foa: “Ora c’è una maggioranza che vuole visionare quelle schede, come può il presidente della Vigilanza Barachini continuare a tenerle secretate? Ad ammettere ora che Foa non è un presidente di garanzia è anche il capo politico M5s, Vito Crimi. Mi aspetto che siano tutti conseguenti”.

IMPROBABILE DIFESA. Le destre provano a resistere, ma l’impresa è ormai improbabile. L’azzurro Antonio Martino sostiene infatti che Anzaldi sarebbe abituato “ad un’informazione miope e distorta, volta solo a dare voce alla sinistra”, cercando così di difendere anche il Tg2 e arrivando a dire che lo stesso ha nella trasparenza e nell’equilibrio il suo marchio. ‘’Anzaldi ha davvero una gran faccia tosca ad attaccare il Tg2, tacciandolo di essere un house organ, reo di aver ospitato Giorgia Meloni nello spazio informativo di Tg2 Post”, aggiunge il capogruppo di Fratelli d’Italia in Vigilanza, Daniela Santanchè.

La Lega arriva poi a parlare di squadrismo giornalistico del Pd sul Tg2, sostenendo che i dem vorrebbero “restringere l’emergenza alla sola Lombardia e imbavagliare l’informazione libera”. Ma Anzaldi non si perde d’animo: “Le dichiarazioni in serie degli esponenti di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia contro la capogruppo del Pd in Vigilanza, Valeria Fedeli, per aver criticato il modo in cui il Tg2 sta coprendo le inchieste sui morti nelle Rsa è la conferma che quel telegiornale del servizio pubblico viene ritenuto dai partiti di centrodestra alla stregua di un house organ, di una proprietà privata”. A fare da schermo alla Rai in salsa sovranista ci provano infine anche dall’Usigrai. Americo Mancini ed Elisa Billato dell’esecutivo dell’Usigrai ed esponenti di Pluralismo e Libertà.