Ddl Antisemitismo, slitta la discussione in commissione. Intanto opposizioni e società civile scendono in piazza contro la legge bavaglio

Al senato M5s e Avs avevano votato compattamente contro la legge. Il pd, invece, si era spaccato, con il gruppo che si è astenuto e sei riformisti che hanno votato sì

Ddl Antisemitismo, slitta la discussione in commissione. Intanto opposizioni e società civile scendono in piazza contro la legge bavaglio

La data fissata è venerdì 2 ottobre. È il giorno in cui il contestatissimo ddl sull’antisemitismo sbarcherà in Aula alla Camera. Così ha deciso ieri la conferenza dei capigruppo. Ma  prima si deve chiudere il lavoro in commissione, e lì le cose procedono con tutt’altro passo.

Ieri è partito l’esame della sessantina di emendamenti ammessi, ma il voto vero e proprio non è arrivato: mancava il numero legale. Si ripartirà martedì prossimo. Il relatore di maggioranza, il forzista Paolo Emilio Russo, prova a mettere una pezza di ottimismo: “Siamo perfettamente in tempo per chiuderlo e mandarlo in Aula”.

Al Senato il 4 marzo scorso la maggioranza aveva votato sì, M5S e Avs no, mentre il Pd si era spaccato in due tronconi: il gruppo astenuto con sei “riformisti” (Graziano Delrio, Alfredo Bazoli, Pier Ferdinando Casini, Filippo Sensi, Walter Verini e Sandra Zampa) che hanno votato sì. Una divisione che si sta riproponendo.

Il presidio fuori da Montecitorio

E mentre dentro si discuteva, fuori da Montecitorio decine di sigle della società civile hanno tenuto un presidio contro la legge, un atto d’accusa contro la definizione di antisemitismo dell’IHRA, quella degli “indicatori” che mettono sullo stesso piano chi odia gli ebrei e chi contesta il governo israeliano.

La dem Laura Boldrini boccia il ddl senza troppi giri di parole: non serve a combattere davvero “l’antisemitismo, che è una piaga sociale”, ma rischia di comprimere “la libertà di espressione, di stampa e accademica”, con quell’effetto raggelante sul pensiero che lei stessa chiama “chilling”. La sua alternativa ha un nome preciso, la Dichiarazione di Gerusalemme, e una promessa: con quella definizione il sì sarebbe scontato.

Dal Movimento 5 Stelle, Riccardo Ricciardi va giù ancora più duro, parlando di “un’operazione politica per contrastare chi critica il governo di Netanyahu”, mentre la collega Alessandra Maiorino, dal palco del presidio, non usa mezzi termini: “Il governo di Israele è il nostro nemico ed è anche nemico degli ebrei nel mondo”.

Angelo Bonelli di Avs sceglie invece di allargare il discorso, ricordando che proprio in questi giorni in Trentino si è tenuto un raduno neonazista con “espliciti richiami all’ideologia razzista e suprematista”: se la legge Mancino esiste, dice, va applicata lì con la stessa fermezza che si vorrebbe usare contro chi critica Tel Aviv. A chiudere il cerchio Amnesty International, con Ilaria Masinara che ha parlato di un possibile bavaglio su “il diritto di espressione, di manifestazione, di assemblea, di insegnamento” e sull’indipendenza della ricerca accademica.