Debiti degli enti pubblici impossibili da conteggiare

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di Valeria Di Corrado

Non si sa a quanto ammonta il debito contratto dalle pubbliche amministrazioni con le imprese, non si quando potrà essere sanato e non si sa nemmeno quanti enti abbiano avviato la procedura per certificare tale debito sulla piattaforma informatica messa a disposizione dal Ministero dell’Economia.
La vicenda, a questo punto, si tinge di giallo. È inspiegabile come sia possibile che un nodo cruciale per far ripartire l’economia del nostro Paese rimanga avvolto in un mistero così fitto. Un mistero che nessuno si preoccupa di sciogliere. Alla faccia della trasparenza!

Tempo scaduto
Ieri è scaduto il termine per registrarsi sulla piattaforma della Ragioneria dello Stato per tutte le amministrazioni e gli enti pubblici che hanno contratto debiti con i loro fornitori. Il passaggio è diventato obbligatorio dopo l’entrata in vigore del decreto legge dell’8 aprile 2013. Pena una sanzione disciplinare e pecuniaria per i responsabili degli enti locali e direttori generali delle aziende sanitarie. A partire da ieri, infatti, chi “senza giustificato motivo” non ha effettuato la registrazione sulla piattaforma dovrà pagare 100 euro per ogni giorno di ritardo.
Ma chi, quantificando, è riuscito a tagliare il traguardo in tempo? Non è dato saperlo. Il Ministero dell’Economia tarda a diffondere i dati. L’ultima stima ufficiale è quella che precede l’entrata in vigore del decreto legge dell’8 aprile e la conseguente introduzione di un limite perentorio per l’iscrizione. In sette mesi di vita, sulla piattaforma internet della Ragioneria di Stato si erano registrate appena mille adesioni, su una cifra complessiva di circa 22 mila enti debitori.
Sistema sotto sforzo
Come spesso accade in Italia, quando il “facoltativo” si trasforma in “obbligatorio” parte la corsa a mettersi in regola. Le registrazioni raccolte negli ultimi 20 giorni hanno intasato il sistema informatico gestito da Consip spa (società in capo al dicastero di via XX Settembre), tanto che lunedì è stato comunicato sulla piattaforma che “a causa dell’elevato numero di richieste l’invio delle credenziali di accesso può richiedere alcuni giorni”. Tanti i comuni che hanno incontrato delle difficoltà nella procedura di accreditamento. Le strutture tecniche di Anci (Associazione nazionale comuni italiani) e Ifel (Istituto per la finanza e le economie locali) stanno raccogliendo le segnalazioni delle amministrazioni. Se dovessero essere molti gli enti con problemi, è possibile che si ponga la questione di una riapertura dei termini. Questo ovviamente ritarderebbe la fase 2. Il decreto legge prevede infatti che dal 1 giugno al 15 settembre le amministrazioni compilino un elenco completo dei debiti accumulati fino al 31 dicembre 2012.

Numeri vaghi
A quanto ammontano questi debiti? Anche in questo caso i numeri sono vaghi. Secondo la stima di Banca d’Italia e Abi si tratterebbe di 91 miliardi, dei quali 40 miliardi verranno colmati tramite la copertura finanziaria dei titoli di Stato. Ma molte associazioni imprenditoriali sono convinte che la cifra sia da rivedere in eccesso.
Intanto ieri è scaduto anche il termine per gli enti rimasti con scarsa liquidità di girare alla Cassa depositi e prestiti le anticipazioni necessarie a onorare i primi debiti. In questo caso il Ministero dell’Economia e la Cassa sono tenuti a censire in pochi giorni le numerose richieste ricevute, per iniziare con la distribuzione degli aiuti entro il 15 maggio. Il pericolo per chi oltrepassa il limite è di restare estromesso dai bonus sul Patto di Stabilità e dagli assegni dalla Cassa depositi e prestiti.