L’azzardo di Supermario. Debito al 160% del Pil gestibile se c’è la crescita. Per Draghi ci sarà un forte rimbalzo. E i sostegni saranno calcolati anche in base agli utili

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Rispolvera la formula del debito buono e del debito cattivo – ovvero quello che è ormai diventato un tormentone nel lessico odierno – per attenuare “i brividi” che i numeri del Def hanno provocato. A un deficit e un debito schizzati, rispettivamente, all’11,8% e al 159,8% del Pil, il premier Mario Draghi oppone una sola parola magica che ripete come un mantra per buona parte della conferenza stampa di ieri: “crescita”. Solo crescendo, sostiene, potremo uscire dall’alto debito che ci zavorra.

“Queste aperture – dice l’ex banchiere – sono una risposta al disagio di categorie e giovani e portano maggiore serenità nel Paese, pongono le basi per la ripartenza dell’economia. Mi aspetto che avremo un rimbalzo molto forte nei prossimi mesi e poi dovremo attestarci su un sentiero di crescita”. Certo, con un debito e un deficit alle stelle l’ottimismo draghiano appare anche ai suoi fan difficile da dimostrare. Ma il premier non si scoraggia e replica con la teoria sul debito e spiegando che le regole oggi sono cambiate e rendono possibile guardare a questi numeri con occhi diversi.

Se si vincerà la sfida sulla crescita, garantisce, non servirà neanche far ricorso a manovre correttive. Con il Def e lo scostamento si fa “una scommessa sul debito buono”, il ministro dell’Economia Daniele Franco ha enunciato il Def e l’entità dello scostamento da 40 miliardi. Ebbene “non merita attenzione solo la cifra ma il percorso di rientro dal deficit, che è poco meno del 12%, solo nel 2025 si vedrà il 3%. Se la crescita sarà quello che ci attendiamo da tutti questi provvedimenti, dal piano di investimento, dal Pnrr, dalle riforme, pensiamo che non servirà una manovra correttiva negli anni a venire. Il processo si traduce in un’uscita dal debito per effetto della crescita”.

Per l’esecuzione del Pnrr sono previste diverse riforme, come quella della giustizia civile, pubblica amministrazione e fisco, ricorda. E poi passa alla teoria dello sguardo. “La sostenibilità del debito con gli occhi di ieri veniva misurata sui tassi d’interesse. Ci si chiedeva: ‘Ce la fa il Paese a pagarmi gli interessi sul debito che ho comprato?’. Oggi questa domanda non si fa più perché i tassi sono bassi, la domanda diventa: ‘Ce la farà il Paese a crescere abbastanza per ripagare il debito?’. è la crescita il criterio principale a cui guardano tutti, nei mercati e non solo lì”. E, a conforto, Draghi ricorda che anche altri paesi si trovano in situazioni “non dissimili”.

Lo scostamento di bilancio servirà a finanziare il prossimo decreto Sostegni bis o decreto Imprese, a seconda di come verrà battezzato, e servirà per più di metà, quindi per oltre 20 miliardi, per i ristori a partite Iva e imprese. Ma si cerca di non bissare gli stessi errori fatti col precedente provvedimento che ha partorito sostegni modesti e distribuiti in maniera disuguale. Che hanno suscitato diversi malumori che Draghi chiama “perplessità”.

“Il criterio adottato nel primo decreto è quello del fatturato ma ha suscitato perplessità in tanti, per vari motivi. Il prossimo decreto avrà il fatturato dentro, per tutta una serie di categorie, ma ci sarà anche un criterio che riguarda l’utile, l’imponibile fiscale, in modo da vedere i soggetti più colpiti. Ma non si può avere tutto: con il fatturato i pagamenti sono molto rapidi, con altri parametri i tempi si allungano di 3-4 settimane”.

Ovvero il premier raccoglie il suggerimento della Lega che, con il ministro leghista Giancarlo Giorgetti, ha invitato a tenere conto dei dati di bilancio. Comunque, assicura, non si guarderà solo alle imprese. “La logica dei nostri interventi è di due tipi: un sostegno alle persone – umanitario – per coloro che hanno perso tutto, un altro per evitare che le imprese per mancanza di liquidità chiudano o vengano acquistate da qualcuno che si presenta all’improvviso”.

E per le aziende, chiarisce, nessuno resterà indietro: quelle che non avranno più mercato verranno assistite nella “transizione”. Ad accompagnare il Recovery, conferma, ci saranno una serie di semplificazioni “sennò un programma così imponente diventa poco credibile”. E annuncia che nel fondo complementare al Pnrr c’è una posta per l’Alta velocità Salerno-Reggio Calabria. Quando basta, insomma, per poter dire “che si può guardare al futuro con prudente ottimismo e fiducia”.

 

 

 

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