Una cassaforte portata in Aula, aperta davanti ai banchi del governo, con dentro un cd che nessuno, per ora, può guardare. È l’immagine con cui il Movimento 5 Stelle ha scelto ieri di raccontare la giornata più tesa della vicenda Delmastro, con due striscioni – “Fuori le chat, aprite la cassaforte”- srotolati subito dopo l’intervento del capogruppo Riccardo Ricciardi.
Dentro quel cd ci sono le comunicazioni tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro delle Vedove e Mauro Caroccia, ritenuto il prestanome del clan Senese nell’inchiesta sul ristorante “Bisteccheria d’Italia”. Ed è proprio sull’accesso a quelle chat che si è consumato ieri lo scontro istituzionale.
Delmastro, Tutto rimandato alla nella sede plenaria
Un faccia a faccia arrivato fino a tarda notte, al termine del quale la giunta per il regolamento ha deciso, a maggioranza, che “alla luce dell’assoluta novità della questione” sia la giunta per le autorizzazioni, “nella sua sede plenaria“, ad “assumere ogni valutazione relativa” alla “presa in considerazione o meno” del “materiale trasmesso dall’autorità giudiziaria” sul caso Delmastro, “anche ai fini della presa visione dello stesso”.
Lo scontro era iniziato in mattinata, quando Devis Dori, presidente della Giunta per le autorizzazioni, ha chiesto agli uffici di poter visionare personalmente il materiale inviato dalla Procura di Roma. E gli è stato risposto di no. La linea del presidente della Camera Lorenzo Fontana, che aveva già bloccato l’accesso agli altri membri della Giunta in attesa del pronunciamento della Giunta, avrebbe riguardato anche lui, la spiegazione.
Dori l’ha definita una situazione “inedita”, perché da nessuna parte è scritto che il presidente di un organo di garanzia debba rinunciare all’autonomia di scelta. Il risultato, ha fatto notare in Aula insieme alla capogruppo di Avs Luana Zanella, è che la decisione sull’autorizzazione richiesta dalla Procura verrà presa “al buio”, senza che chi deve votare abbia mai visto gli atti.
Sulla stessa linea si sono schierati Pd e M5S. Federico Gianassi, capogruppo dem in commissione Giustizia e componente della Giunta, ha messo la vicenda in termini netti: la destra, dice, è chiamata a scegliere tra tutelare Delmastro e tutelare la lotta alla mafia, e Fratelli d’Italia – con “il sostegno supino” di Forza Italia e Lega – avrebbe già scelto da che parte stare. Gianassi si è poi chiesto perché la maggioranza abbia una simile resistenza a far leggere ai parlamentari materiale su un procedimento per intestazione fittizia di beni e riciclaggio con aggravante mafiosa, e parla di “un enorme timore” sul contenuto di quelle comunicazioni.
Chiara Appendino, dal Movimento 5 Stelle, arriva a dire che la destra si è schierata “dalla parte sbagliata: con le mafie”, chiedendo che le chat vengano consegnate senza scudi politici.
Di segno opposto le voci della maggioranza. Dario Iaia, capogruppo FdI in Giunta, ha accusato Dori di un approccio “ideologico e strumentale” alla presidenza dell’organo, sostenendo che Fontana abbia invece agito con “la massima prudenza istituzionale” rimandando la questione all’organo davvero competente a interpretare le norme.
Parla di “scontro mediatico inesistente” anche Laura Cavandoli (Lega), secondo cui le regole valgono per tutti e non vanno piegate alle convenienze politiche del momento, aggiungendo il sospetto che dietro le parole di Dori ci sia proprio l’intenzione di indebolire le istituzioni.
E dopo giorni di scontri, anche Schlein batte un colpo
Nel pomeriggio, con un tempismo che qualcuno in Transatlantico ha sottolineato, sono arrivate anche le parole di Elly Schlein, finora rimasta ai margini di una polemica portata avanti soprattutto da M5S e Avs in commissione. Alla segretaria dem la domanda pare scontata solo in apparenza: se davvero Delmastro non ha nulla da nascondere, si chiede la leader Pd al Tg3, perché Giorgia Meloni e la sua maggioranza fanno di tutto per tenere quelle chat lontane dagli occhi dei parlamentari? La richiesta di Schlein è che i deputati possano semplicemente “fare il loro lavoro”, senza che un procedimento legato a fatti di mafia venga ostacolato per via procedurale.