Delocalizzazioni, decide il Governo. Giorgetti stoppa Todde-Orlando. L’esponente leghista si appella ancora a Draghi. E dal decreto spariscono le sanzioni per le imprese

delocalizzazioni Giorgetti
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“Io non commento le bozze: parlo pochissimo e quando ci sono i provvedimenti”. Con queste parole il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, prova a mettere un punto alle polemiche che stanno avvelenando il testo su cui sono all’opera la viceministra del Mise, Alessandra Todde e il ministro del Lavoro, Andrea Orlando, per introdurre norme che impediscano alle aziende di delocalizzare a proprio piacimento e di licenziare in maniera indiscriminata e selvaggia.

È noto che al ministero di via Veneto tra la Todde e Giorgetti non ci siano particolari affinità elettive e ora il confronto-scontro tra i due si è allargato anche al dicastero guidato dall’esponente dem. Il ministro leghista non solo non ha gradito lo spirito del testo Todde-Orlando, che è stato bocciato senz’appello dal leader degli industriali Carlo Bonomi perché nasconderebbe “un intento punitivo nei confronti delle imprese”, ma qualche giorno fa ha fatto sapere di non avere neanche ricevuto la bozza di quel testo.

Un punto quest’ultimo che ha irritato non poco tanto Orlando quanto la Todde. La viceministra avrebbe infatti ai primi di agosto inviato agli uffici di Giorgetti il testo. Prova ne sarebbero le annotazioni di modifiche che questi ultimi avrebbero rispedito in risposta. E il ministro del Lavoro, allo stesso modo, avrebbe condiviso con Palazzo Chigi la bozza.

VINCE CONFINDUSTRIA. Ora Giorgetti prova a spegnere le polemiche ma l’irritazione rimane. “Il problema delle delocalizzazioni – dice – è un problema che esiste ma le forme di intervento devono essere compatibili con i principi fondamentali anche a livello comunitario e con l’esigenza che, comunque, il Paese ha di creare un ambiente favorevole agli investimenti esteri che continuiamo a ricercare: ci sarà una sintesi di tante diffuse sensibilità che troverà una risposta unitaria da parte del Governo”.

E ancora: “Il sottoscritto la faccia ce la mette anche su decisioni impopolari; rispetta le deleghe che ha affidato ai propri sottosegretari che operano nei diversi settori e del cui lavoro ho rispetto: così – ha argomentato – funziona un Governo efficiente. Il ministro non può intervenire a intermittenza e scavalcare a suo piacimento quello che fanno i propri collaboratori. Dopo di che – ha concluso – c’è una politica generale da parte del Governo che il ministro condivide, soprattutto con il presidente del Consiglio”.

Insomma ancora una volta ci si appellerà a Draghi per trovare un compromesso. Che sia al ribasso o meno si vedrà. Quello però che si può dire già da ora è che il testo Orlando-Todde è stato già annacquato. Ovvero sono sparite le sanzioni per le imprese che delocalizzano e che avevano fatto infuriare Bonomi. Niente più multa del 2% del fatturato né la black list che avrebbe escluso le aziende dalla possibilità di beneficiare di fondi pubblici per almeno tre anni. Ma non si tratterebbe di una marcia indietro per accontentare viale Dell’Astronomia, si difendono quanti lavorano al testo, ma una via per accelerare l’arrivo in porto del provvedimento.

Il regime sanzionatorio infatti chiamerebbe in causa, tra le altre cose, anche un terzo ministero che è quello della Giustizia. Giorgetti intanto all’operosità di Todde e Orlando risponde mettendo a punto un atto di indirizzo trasmesso a tutte le direzioni generali del ministero (oltre che ai viceministri Todde e Gilberto Pichetto Fratin) che introduce una “clausola di preferenza per l’assunzione dei lavoratori di aziende in crisi”, che impegna le aziende che beneficeranno di incentivi, agevolazioni o misure di sostegno finanziario del Mise.