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Demi Moore, la foto-icona che cambiò un’epoca

La diva a Che tempo che Fa ha ricordato la copertina di Vanity Fair dove posava nuda col pancione. Una foto rivoluzioanria di Leibovitz.

Demi Moore, la foto-icona che cambiò un’epoca

Bellissima e vulnerabile, addolcita rispetto alla sessualizzazione atomica che Hollywood le aveva imposto a partire dagli anni Ottanta, Demi Moore si è rivelata un’ospite perfetta da Fabio Fazio.

Diafana e aliena, ha mantenuto un sorriso per nulla di circostanza ma molto coinvolto, divertita e forse commossa dall’omaggio cinematografico che gli autori di Che Tempo Che Fa concedono agli ospiti esclusivi che si alternano sulla poltrona, ha intrattenuto il suo chihuahua Pilaf tra una chiacchiera e un complimento, rendendo così non proprio illegale il desiderio, ancora di molti uomini, di essere quel cane.

E tra una carrellata di successi e uno svenevole conduttore, rapito dalla disponibilità di una diva di quel calibro, la conversazione si è soffermata per un attimo su quello che veramente è stato lo spartiacque culturale degli anni Novanta: il servizio fotografico che Annie Leibovitz aveva scattato per Vanity Fair nel 1991, che ritraeva Demi Moore incinta di sette mesi, ma soprattutto la immortalava in piedi, nuda, con la mano che copre il seno e il pancione in evidenza.

Come più volte ha affermato la Leibovitz, che della coppia Willis-Moore fu grande amica e testimone privilegiata col suo obiettivo (dal matrimonio e alle molte scene di vita, privata e quotidiana), quell’immagine non era una “grande fotografia”, che scava nel senso per cogliere la sensibilità, ma era una “grande copertina”, immediata e semplice come un cartello stradale: dietro quello scatto, apparentemente privo di tecnicismo e formalità, l’immaginario collettivo ha però costruito un’iconografia culturale totalmente inedita e inequivocabilmente potente in quegli anni.

Nonostante l’edonismo e la liberalità dell’ultimo ventennio del secolo scorso, un corpo nudo in gravidanza era, nel migliore dei casi, un “fatto privato”, imprigionato nella rigidità senza forme degli abiti premaman, e, nella peggiore delle ipotesi, un tabù scandaloso e volgare; l’effetto dirompente di quella copertina, e del corpo fiero e statuario della Moore, creò l’empowerment della celebrazione della maternità come momento di grande potenza e bellezza femminile.

La rivoluzione mediatica di cui Vanity Fair si fece promotrice invertì la rotta della percezione della maternità per le donne e per le celebrità, al punto che il corpo e la nonchalance della Moore divennero un archetipo da emulare, che rigettava quella castigata intimità personale per farsi rappresentazione della femminilità, visibile ed esplicita.

Non una grande foto, dunque, ma una grande rivoluzione, sicuramente sì.