Di Battista blinda il premier per scalare i 5 Stelle. L’ex deputato detta le condizioni per il suo sostegno a Palazzo Chigi rispolverando i temi storici dei 5S

di Francesco Carta
Politica

“Ho fatto i complimenti a Conte per come ha gestito l’emergenza del coronavirus. Ora però si apre un’altra partita, quella per ricostruire il Paese”. La premessa di Alessandro Di Battista, intervistato dal Fatto Quotidiano, è una precisazione: “Non mi interesso alle poltrone, mi dedico ad altro”. E il punto è proprio l’“altro” di cui parla il pasdaran M5S. “Se il premier porterà avanti idee come l’ecobonus e la legge sul conflitto d’interessi avrà il mio sostegno”, assicura.

Ma se dovesse invece virare su priorità “come il Ponte sullo Stretto Di Messina e non essere duro come aveva detto di voler essere sulla revoca della concessione ad Autostrade, dirò pubblicamente che sono in disaccordo con lui”. Questo non vuol dire, chiarisce però, “che io intenda picconare il governo”, pur definendosi “anti-establishment”, e quindi contro “i Benetton, il presidente di Confindustria Bonomi, gli Elkann e il loro accentramento di potere mediatico”.

L’obiettivo di Di Battista in ogni caso è aumentare il potere contrattuale del Movimento Cinque Stelle nel governo, perché ritiene che l’attuale equilibrio “non sia proporzionato al 33 per cento preso alle Politiche 2018”. Ma al tempo stesso ammette: “Non è un segreto che io non volessi il governo con il Pd”, però “in questa fase è necessario un esecutivo politico: la cosa peggiore che ci possa capitare sarebbe un esecutivo tecnico o di unità nazionale”. Per questo assicura: “è falso che io voglia far cadere Conte”. E conclude: “Sono grillino, non stupido”.