Di Maio lascia la grana Roma, e fa lo statista in Medioriente. Così stacca Dibba per la candidatura

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Mentre il Movimento 5 Stelle è nella tela delle correnti romane, Luigi Di Maio studia da candidato alla presidenza del Consiglio. E mostra addirittura i muscoli a Israele.  Anche se solo per poche ore. Da aspirante inquilino di Palazzo Chigi sta cercando di costruire una credibilità internazionale. Andando al di là delle questioni legate al Campidoglio, che ora rischiano di essere una grana.

In Israele con moderazione
L’investitura non è passata inosservata: la delegazione era formata dal deputato Manlio Di Stefano e dalla senatrice Ornella Bertorotta, rappresentanti delle commissioni Esteri di Camera e Senato. A loro si è aggiunto proprio Di Maio, responsabile Enti locali. Una materia non proprio affine al Medio oriente e alla questione palestinese. Allora per quale motivo è andato proprio lui a Gaza? “Hanno partecipato i più alti rappresentanti istituzionali e Di Maio è vicepresidente della Camera”, spiegano dagli uffici Comunicazione del Movimento che cercano di spegnere qualsiasi polemica. Ma il comportamento da leader è stato notato anche dagli esponenti altri partiti. Di Maio ha prima espresso “rammarico” per il “no” di Israele alla visita nella Striscia di Gaza. Poi, giorno dopo giorno, ha fornito un puntuale resoconto delle sue giornate. Ma ha spento la scintilla sullo stop imposto per l’ingresso a Gaza, abbassando chiaramente i toni. E in un post su Facebook ha puntualizzato: “Sono stati tutti incontri cordiali e molto interessanti, a testimonianza di un rapporto di vicinanza che lega e deve legare il popolo italiano e quello israeliano”. Certo non ha mancato di ribadire alcuni punti di vista: “Come già ricordato tante volte le colonie israeliane in territorio palestinese sono illegali secondo tutta la comunità internazionale e dunque ostacolo alla pace. Ce lo ha ricordato l’Onu con numerose risoluzioni. Questo è un elemento fondamentale se si vuole la pace in questa terra martoriata”. Ma tutto all’insegna della moderazione.

Vacanze romane
È rimasto invece a casa Alessandro Di Battista, ritenuto “il ministro degli Esteri” del M5S. L’altro peso massimo del direttorio, con qualche ambizione di correre per Palazzo Chigi, è rimasto nella Capitale a presidiare la situazione in Campidoglio, dove si è insediata Virginia Raggi. Un’assenza pesante. E Dibba, autore del tanto discusso post in cui difendeva le ragioni del terrorismo islamico, non ha speso nemmeno uno status sui social per parlare del viaggio dei colleghi. Eppure il tema  gli è molto caro, vista la formazione nel volontariato. Invece ha preferito occuparso di questioni nazionali, senza perdere l’occasione di attaccare il Governo. Insomma, in pubblico non ha fatto una piega, perché in questo momento c’è bisogno di mostrare unità dopo l’ennesimo cambio di capo di gabinetto avvenuto con l’addio di Daniela Morgante. Ma l’insofferenza tra i suoi fedelissimi inizia a montare.