Dopo Zingaretti, il Pd nel Lazio prepara un’altra Caporetto

Letta cede a Calenda e candida alle regionali del Lazio Alessio D'Amato. Ma senza l'intesa con il M5S l'esito del voto è già segnato.

Da ieri il Lazio ha davvero voltato pagina. Conclusa la lunga reggenza di Nicola Zingaretti, dimessosi dopo dieci anni perché eletto in Parlamento, è ufficialmente iniziata la corsa per conquistare la Pisana. Una battaglia elettorale che si preannuncia tanto lunga, quanto incerta.

PRESENTAZIONE DELLA NUOVA DIRETTRICE GENERALE DELL'AZIENDA OSPEDALIERO-UNIVERSITARIA SANNT'ANDREA

Questo perché da un lato c’è un Centrodestra che compatto e con il vento in poppa punta a conquistare la Regione, e dall’altro un Centrosinistra in cui la situazione è in rapida – e continua – evoluzione. Già perché ieri è stata una giornata di vera svolta visto che Carlo Calenda ha ufficializzato la candidatura a governatore dell’assessore alla Sanità Alessio D’Amato, in un evento al Brancaccio, e ha incassato – un po’ a sorpresa – l’appoggio del Pd che, al contrario, sembrava prendere tempo per vedere le mosse del Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte.

Una giornata iniziata con il governatore uscente che ieri ha dato il definitivo addio alla Pisana firmando le proprie dimissioni. Occasione in cui ha spiegato qual è, a suo avviso, la situazione in vista della prossima tornata elettorale che, calendario alla mano, potrebbe cadere tra il 5 e il 12 febbraio oppure, al più tardi, il 5 marzo con l’accorpamento con altre elezioni regionali. Per Zingaretti “c’è la legittima voglia di mettere in campo la politica”, dando il via a una divisione tra Pd e M5S, “e mi dispiace perché la pagheranno i cittadini del Lazio”.

Secondo l’ormai ex presidente, infatti, “alle ultime elezioni del 25 settembre hanno votato per l’attuale Governo regionale (amministrato dalla coalizione tra Pd e M5S, ndr) il 49,5% dei cittadini mentre per il centrodestra il 40, questo ci fa capire che uniti vinciamo ed è un errore grave dividersi”. Ma da big del Partito democratico, Zingaretti non ha potuto esimersi dal ricordare che in ogni caso “ho vinto senza M5S quindi si si può vincere comunque”.

Tutto vero ma si parla di un risultato ottenuto nel 2018, ossia quasi quattro anni fa che per la politica corrispondono a un’era geologica. Da quel momento in poi di acqua sotto i ponti n’è passata tanta. E le dinamiche sono cambiate perfino in Regione dove, da un anno a questa parte, la maggioranza di Zingaretti si è trasformata aprendo le proprie porte al Movimento 5 Stelle.

Quello che il governatore uscente non dice, però, è che la coalizione Pd-M5S esisterebbe ancora se non fosse per Enrico Letta che l’ha fatta implodere a seguito della caduta del governo di Mario Draghi. Alleanza che anche alcuni esponenti del Pd e di M5S, negli ultimi giorni, non hanno escluso di poter ripristinare.

Ma ieri questa eventualità sembra del tutto tramontata visto che Letta, probabilmente scottato dalle ultime elezioni, assieme ai suoi fedelissimi è tornato a strizzare l’occhio a Calenda – dimenticando che Carlo l’ha già pugnalato alle scorse elezioni interrompendo l’alleanza dopo appena 48 ore – dando la mazzata finale all’alleanza progressista. Tutto ciò è accaduto nel tardo pomeriggio di ieri quando all’evento del Terzo polo per sostenere la candidatura di D’Amato sono spuntati pure Roberto Gualtieri e altri dem tra cui spiccavano Francesco Boccia e Marco Meloni.

Qui il neo candidato, il quale si è detto disponibile a correre alle eventuali primarie a differenza di Calenda che non ne vuole proprio sapere, ha subito strizzato l’occhio al sindaco di Roma dicendosi deciso a sostenere la realizzazione dell’inceneritore. Struttura che, guarda caso, è proprio il pomo della discordia che ha portato alla rottura dell’alleanza tra dem e 5S in Regione.

Non può essere un caso che la situazione abbia preso questa piega visto che Conte al Pd aveva posto due condizioni per un patto nel Lazio: lo stop all’inceneritore e la fine delle nomine politiche nella sanità. Stando così le cose è difficile pensare che M5S possa piegarsi e convergere su D’Amato, mentre è probabile che punteranno – seppur da soli – su un proprio candidato.

D’Amato: “Sono fiducioso che il centrosinistra possa tornare a vincere nel Lazio”

“Non è che io non cito i 5 Stelle, il fatto è che loro si son messi fuori con le dichiarazioni che ha fatto il loro presidente. Vorrei ricordare poi che noi, nel Lazio alle ultime elezioni, abbiamo vinto e i 5 Stelle eranno avversari elettorali. Il cosiddetto ‘campo largo’ non è mai stato sottoposto a un vaglio elettorale”. Ha detto il candidato alle regionali del Lazio, Alessio D’Amato. “E per questo sono fiducioso che il centrosinistra possa tornare a vincere nel Lazio”, ha spiegato tornando sulla questione delle possibili alleanze in vista delle elezioni regionali di febbraio.

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Pubblicato il - Aggiornato il alle 14:11
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