Draghi ammette: “Fregati da Big Pharma”. E dagli accordi capestro di Bruxelles. Contratti non rispettati e solo il 4% di vaccinati

MARIO DRAGHI
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Che il clima a Bruxelles non fosse dei migliori c’era da aspettarselo. La pandemia con le relative varianti avanza, i cittadini un po’ ovunque sono stremati da inevitabili misure restrittive. E i leader europei, riuniti ieri in videoconferenza per il Consiglio d’Europa, sono ormai da settimane tutti sotto stress per una campagna vaccinale – a suo tempo annunciata e presentata con enfasi dalla Commissione Ue – lenta, farraginosa e caratterizzata da intoppi evitabili ed imbarazzanti.

Draghi ammette: “Fregati da Big Pharma”

Non ne fa mistero, del resto, la numero uno dell’esecutivo Ue Ursula Von der Leyen, costretta ad ammettere che solo “Il 4,1% degli adulti europei ha ricevuto anche la seconda dose di  vaccino” nonostante “la situazione epidemiologica sia ancora grave”. E ancora: “Avremmo potuto essere più rapidi se tutti avessero rispettati i contratti”. Stando alle stime presentate, i vaccini ricevuti dall’Ue entro questa settimana saranno 88 milioni. Mentre ne sono stati esportati 77 milioni da dicembre e di questi ben 21 milioni verso il Regno Unito.

Soprattutto sieri di Pfizer, ma anche oltre un milione di AstraZeneca, trasferiti dall’Unione tra dicembre e gennaio. Prima dell’entrata in vigore del nuovo regolamento sugli export presentato dalla Commissione Europea, decisamente più rigido.

Che non piace però a Svezia, Irlanda, Olanda, Belgio, anche perché quest’ultimo ospita il centro logistico europeo da cui vengono distribuite le fiale. Si trova in Olanda invece lo stabilimento di Halix, che produce le dosi di AstraZeneca, azienda che più di tutte non sta rispettando il contratto stipulato con l’Ue.

Peraltro ancora al centro delle cronache per un’ispezione voluta dal commissario all’Industria Thierry Breton al sito di Anagni. Dove i Nas hanno scoperto un lotto di 29 milioni di fiale. In attesa di partire per il Belgio e per i paesi poveri del Covax, non destinate a Paesi extra-Ue.

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Contratti non rispettati e solo il 4% di vaccinati

Su questo punto il premier italiano Mario Draghi nel suo intervento al summit è stato molto chiaro. E’ necessario rafforzare il meccanismo europeo sulle esportazioni di vaccini. E ha esplicitamente chiesto a von der Leyen, se ritenesse giusto che le dosi di vaccini localizzate in Belgio e nei Paesi Bassi restino destinate all’Unione europea, in tutto o in parte.

Nel suo intervento di replica la presidente ha rassicurato che le dosi prodotte in Ue saranno destinate all’Unione. Anche perché Draghi non ha mancato di sottolineare come “I cittadini europei hanno la sensazione di essere stati ingannati da alcune case farmaceutiche, penso soprattutto ad AstraZeneca”. Sostenendo la necessità di “Non restare inermi di fronte agli impegni non onorati”.

A complicare il quadro l’offensiva del cancelliere austriaco Sebastian Kurz. Che giorni fa, insieme ai leader di Lettonia, Bulgaria, Slovenia, Repubblica Ceca e Croazia, ha inviato una lettera a Palazzo Berlaymont per contestare la  distribuzione dei vaccini in Europa. Oggetto della contesa anche le 10 milioni di dosi extra di vaccino Pfzier, che la Commissione è riuscita procurarsi con un accordo firmato di recente.

Angela Merkel auspica invece che anche Sputnik V rientri nella strategia dell’Unione. Fermo restando che l’Ema valuti positivamente la sicurezza e l’efficacia del siero. Anche perché dall’atteso ospite del summit di ieri, il presidente Usa Joe Biden, non è arrivata nessuna proposta operativa e concreta. Nel suo breve collegamento alla videoconferenza dei leader – una mezz’ora in tutto – ha parlato del rilancio delle relazioni transatlantiche, di lotta ai cambiamenti climatici e di una generica collaborazione sul fronte della distribuzione globale di vaccini. Nulla di più.