Draghi da Macron per l’Afghanistan. Ma prima striglia l’Ue sui rifugiati

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Obiettivo G20. Rimane questo il chiodo fisso del governo italiano per procedere sul dossier afghano. Ieri sera, il premier Mario Draghi è volato a Marsiglia per incontrare il presidente francese Emmanuel Macron. E poche ore prima di spiccare il volo ha affermato con sicumera che sì, lui continua a credere che “il G20 si farà”. “Ora – spiega – avremo una serie di altre conversazioni con il presidente Xi Jinping la prossima settimana”. Il colloquio è atteso per martedì. In ogni caso il G20, assicura, si farà dopo l’assemblea Onu, che si terrà a fine settembre.

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APERTURA DI PUTIN
Intanto dalla Russia arriva il via libera di Vladimir Putin. Il presidente russo parteciperà al vertice urgente del G20 sull’Afghanistan se questa iniziativa sarà concordata, ha confermato il portavoce Dmitry Peskov. “Prima di organizzarlo ci deve essere chiarezza sulla posizione di tutti gli altri”, ha però precisato. Draghi assicura che al tavolo con Macron non si parlerà soltanto di Afghanistan, ma anche di Europa, rapporti bilaterali, Libia. “Sarà una conversazione completa, a tutto tondo”, ha spiegato l’ex numero uno della Bce.

“Si parlerà di futuro”, annuncia Macron. E all’asse tra Roma e Parigi si guarda da più parti come possibile leadership in grado di trainare l’Europa dopo l’uscita di scena di Angela Merkel. E in questo senso pesano le parole di Draghi, il suo atto d’accusa, quando dice che sul teatro afghano l’Europa “indubbiamente è stata abbastanza assente e che c’è molto da fare”. Deficitaria è, poi, a dir poco la sua politica sul fronte dell’accoglienza dei rifugiati. “Ancora una volta – dice il premier – è stata dimostrata la povertà dell’Unione europea per la gestione delle migrazioni.

L’Europa, unita da tanti principi non riesce ad affrontare il problema e questa è una spina nell’esistenza stessa dell’Unione. Io mi chiedo come si possa dire – come hanno fatto alcuni paesi – davanti a una tragedia immane come questa ‘noi non vogliamo i rifugiati’. Ma come si fa?”. Austria, Danimarca e Repubblica Ceca, per fare un esempio, hanno chiuso le porte fin da subito, invitando gli afghani a restarsene a casa loro. Draghi parla al termine del Consiglio dei ministri che ha dirottato 120 milioni di euro dal sostegno ai militari afghani alla modulazione del sistema di accoglienza per chi è fuggito da Kabul: “Per loro ci sarà un percorso speciale e subito lo status di rifugiati”, spiega in conferenza stampa, assicurando che tutti i migranti in arrivo in Italia “saranno vaccinati”. Nel frattempo Roma avvia la prima missione diplomatica strettamente connessa alla crisi afghana.

A partire da oggi il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, sarà nella regione: in Uzbekistan, Tagikistan, Qatar e Pakistan. L’obiettivo, spiega la Farnesina, “è esplorare soluzioni per facilitare, in collaborazione con i Paesi confinanti, l’assistenza umanitaria per afghani rifugiatisi nei Paesi della regione”. E sullo sfondo resta sempre l’ipotesi dei corridoi umanitari.

FORZA RAPIDA
Al tavolo con Macron anche il tema della necessità di un esercito europeo. Della questione ne ha parlato l’Alto rappresentante Ue, Josep Borrell, al termine della riunione dei ministri della Difesa Ue. La crisi afghana, ha spiegato, ha mostrato che le “deficienze nella nostra autonomia strategica hanno un prezzo” e occorre “unire le forze”, per nuove politiche e per nuovi strumenti “come queste forze di impiego rapido, che verranno presentate a novembre”. La consistenza iniziale a cui si sta pensando è di 5mila soldati.

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