L’ultimo capolavoro di Draghi. Rischiamo milioni di esodati del Green Pass. Da febbraio la durata del certificato verde scende a 6 mesi. Ma le prenotazioni per la terza dose sono già sold out

Green Pass Draghi
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Il governo dei migliori rischia di combinarne un’altra sulla gestione della pandemia. Con la rumba iniziata sulla durata della certificazione verde (leggi l’articolo), spalanca, infatti, le porte a quelli che sono stati ribattezzati gli “esodati del Green Pass”: si tratta di decine di migliaia di italiani che potrebbero non riuscire a prenotare in tempo la dose booster del vaccino. E nel frattempo vedranno scadere il pass.

L’unica soluzione è quella di affrettarsi entro l’1 febbraio, data dell’entrata in vigore della novità: un’operazione non certo agevole, visto che le strutture sono già sold out in termini di prenotazioni da qui alle prossime settimane. Certo, il tempo a disposizione non è poco, si tratta di poco più di un mese. Ma, appunto, bisogna fare i conti con la realtà: le caselle per prenotare i vaccini si riempiono velocemente.

Un pasticcio legato alla confusione creata dall’esecutivo di Mario Draghi sulla gestione della vicenda: prima ha esteso la durata a dodici mesi, sulla base di una considerazione tutta politica e senza fondamenta scientifiche. Poi, di fronte all’emergenza, l’ha riportata a nove, adesso ha previsto un’ulteriore taglio, portandola a sei da febbraio. E chi ha fatto solo due dosi e non ha ancora ricevuto la terza? Gli tocca il tampone per avere almeno il Green Pass “base”.

Altro che l’analisi autoelogiativa proposta nel corso della conferenza stampa di fine anno. “Si crea lo scompiglio, si tira a indovinare, con un governo vittima dell’improvvisazione. In questo Paese non si dimette mai nessuno di fronte alle scelte sbagliate”, dice a La Notizia Leda Volpi, deputata de L’Alternativa. La ricetta è quella della “gratuità dei tamponi, mirati, che devono essere utilizzati con una certa razionalità per determinate categorie professionali per portare avanti uno screening serio”. La strategia draghiana continua quindi a generare confusione e di sicuro sta impattando sul Natale degli italiani.

Così come poco chiaro è stato l’approccio sul “tampone anche per i vaccinati”, nel caso di partecipazioni a grandi eventi, dalle partite di calcio ai concerti. Dopo aver fatto trapelare misure in tal senso, il governo ha rivisto la propria posizione, grazie anche alla pressione del Movimento 5 Stelle, che ha manifestato fin da subito la propria contrarietà. “Non ci sembra la strada maestra da seguire e ci auguriamo che grazie alle misure di contenimento messe in atto sinora questa eventualità possa essere scongiurata”, avevano infatti sottolineato i deputati M5S della commissione Affari sociali alla Camera.

Dai parlamentari è arrivato perciò un moto di soddisfazione di fronte alla presa di consapevolezza dell’esecutivo: “Come da noi auspicato, non è stata decisa l’estensione del tampone per i vaccinati se non in pochi e circoscritti casi”. E dal Movimento lanciano comunque una proposta: “Anche in questi casi, è opportuno ragionare sull’ipotesi di rendere gratuiti per i vaccinati i test Covid, soprattutto nei casi dell’accesso dei visitatori alle strutture residenziali, socio-assistenziali, socio-sanitarie e hospice”.

Un monito che vale per il futuro, nel caso in cui la misura del tampone più il vaccino dovesse essere estesa. “Qualora la comunità scientifica indichi la necessità di prendere questa misura – è il ragionamento già messo sul tavolo – riteniamo che il costo dei test Covid non debba gravare sui cittadini che hanno aderito alla campagna vaccinale ma debba essere a carico dello Stato. È una strada di buon senso”.