Due milioni e nessuna gara. In Lombardia è caos pure sui test sierologici. L’ex coordinatore della Task-force sui kit medici lavora al progetto selezionato proprio dal Pirellone

di Carmine Gazzanni
Politica

Prima il caos con l’emergenza Covid-19, ora il caos con il post-emergenza. Nonostante il passaggio dal lockdown al lento e progressivo ritorno alla normalità, se c’è una cosa che pare non cambiare in Regione Lombardia è una gestione a dir poco vacillante. L’ultimo tassello di una saga che sembra non avere fine arriva dai test sierologici. Secondo quanto denunciato dal consigliere regionale 5 Stelle Massimo De Rosa (nella foto) che ha presentato a riguardo anche un’interrogazione, il Pirellone avrebbe optato per l’utilizzo del kit della società privata Diasorin, invece che di altri, nonostante questi ultimi fossero “convalidati e disponibili con anticipo”.

Il kit di Diasorin invece, come spiega ancora De Rosa interpellato da La Notizia, “era in via sperimentale e dunque ancora privo di autorizzazione CE quando è stato scelto dalla Regione”. Il risultato: alle casse pubbliche questo giochetto è costato 2 milioni di euro senza peraltro che si sia tenuta una gara pubblica, cosa che ha portato all’inevitabile ricorso al Tar. Ma non è neanche finita qui: all’orizzonte ci sarebbe anche un conflitto d’interessi che rende l’assegnazione ancora più inquietante. Insomma, un disastro che parte da lontano, come ricostruito ancora da De Rosa. Il 23 marzo, infatti, l’azienda privata Diasorin si accorda con l’Ospedale San Matteo di Pavia, istituto pubblico, per realizzare un test sierologico.

“In cambio dell’aiuto dei laboratori di virologia – spiega De Rosa – l’azienda riconoscerà all’ospedale 50mila euro e una royalties del 1% per ogni test venduto”. Il 6 aprile il primo, incredibile buco nero: la Regione Lombardia apre una manifestazione pubblica di interesse, salvo chiuderla neanche 24 ore. Due giorni dopo è direttamente Attilio Fontana a dichiarare a mezzo stampa che il test su cui lavorano Diasorin e San Matteo è il miglior in assoluto. Fa niente che sia un test in corso di sperimentazione e, come detto, inizialmente senza autorizzazione. “La Regione – commenta ancora De Rosa – avrebbe potuto quantomeno prendere in considerazione altri test sierologici già disponibili sul mercato. E invece, inspiegabilmente, non l’ha fatto”. Nel frattempo i giorni passano e l’11 aprile arriva il tanto agognato acquisto: il Pirellone commissiona 50mila test per un valore di 2 milioni. “Senza che vi sia traccia di gara d’appalto”, denunciano i 5S.

LA PALLA AL GIUDICE. Qualcuno, però, deve essersi accorto che qualcosa non tornava. E così viene indetta una gara ex post il 20 aprile. Ma il 23, a gara ancora aperta, cominciano i test a tappeto sulla popolazione proprio con il test realizzato dall’ospedale pubblico accordatosi con l’azienda. Risultato? Un ricorso al Tar che potrebbe bloccare tutto di nuovo. Pur non ritenendo di dover bloccare l’accordo esclusivo stipulato dalla Regione, infatti, il giudice ha riconosciuto che l’accordo tra il San Matteo e Diasorin “non sembra finalizzato alla valutazione clinica di un dispositivo diagnostico già pronto, ma all’elaborazione di nuovi test molecolari e sierologici per la diagnosi di infezione da SARS-Cov-2, sulla base di un prototipo Diasorin di imprecisata consistenza, da sottoporre a sviluppo”. Da qui la decisione di fissare la Camera di Consiglio per il 13 maggio.

IL CONFLITTO D’INTERESSI. La questione, però, potrebbe essere ancora più ingarbugliata. Come rivelato giorni fa dal Fatto, il coordinatore del gruppo di lavoro incaricato di stabilire quale sia il test migliore a disposizione, il professor Fausto Baldanti, è a capo dell’equipe dell’Ospedale San Matteo che lavora al progetto concordato con Diasorin. Un potenziale conflitto d’interessi che non viene meno col fatto che il coordinatore si sia dimesso dalla Task-force. “La sua posizione è gravissima – attacca De Rosa – Ed è ininfluente che si sia dimesso, dopo che l’accordo è stato già chiuso”.

LA TOPPA PEGGIO DEL BUCO. Ma le gesta di Gallera & C. non potevano che concludersi con un’altra invidiabile capriola: dopo aver dato esclusiva al test di Diasorin, la giunta ha ora autorizzato anche laboratori privati, purché certificati, ad effettuare test sierologici. “Fino a ieri bloccavano le iniziative dei loro stessi sindaci, oggi a quanto pare hanno cambiato idea”, commenta ancora De Rosa. Ma il buco rimane: “I privati potranno effettuare i test senza un prezzo calmierato. Non solo: i cittadini che dovessero risultare positivi, dovranno auto-isolarsi e auto-denunciarsi, finendo in coda alla lista di chi attende un tampone”. Con tempi di attesa lunghissimi.