È morto Marco Pannella, la politica perde il grande leader dei diritti civili. Ha lottato per divorzio e aborto

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Marco Pannella è morto a 86 anni. Dopo una lunga malattia, lo storico leader radicale è spirato oggi. Già nei giorni scorsi le sue condizioni si erano aggravate. Pannella aveva festeggiato il suo compleanno lo scorso 2 maggio con un via vai di personaggi politici dalla sua casa di Roma. Un segno di affetto e di stima per decine di battaglie che ha portato avanti. E che in gioventù gli hanno provocato una serie di problemi con la Giustizia.

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La sua è stata una vita intensa, fatta di provocazioni e gesti forti. Nonostante i problemi di salute, è stato sempre un accanito fumatore. In molte occasioni era stata ipotizzata una sua nomina a senatore a vita. Ma nessuno presidente della Repubblica ha poi mostrato il coraggio di un riconoscimento che sarebbe stato motivato.

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Le battaglie storiche di Pannella
La politica ha perso una figura storica, che già dalla metà degli anni Cinquanta ha animato il dibattito: è stato tra i fondatori del partito Radicale, nato nel 1955, da una scissione nel Partito liberale italiano (Pli). La sua carriera però ha fatto registrare un’accelerazione tra gli anni Sessanta e Settanta, quando si è schierato apertamente all’introduzione del divorzio nella legislazione italiana. La legge Fortuna-Baslini (i due deputati che la proposero) approvata nel 1970, è stata sottoposta a un referendum abrogativo nel 1974: gli elettori, come noto, hanno votato per mantenere la norma. E Pannella è stato a capo dei sostenitori del “no” (alla cancellazione).  Nel 1975 è stato protagonista di una iniziativa anti-proibizionista: il leader radicale aveva fumatouno spinello che gli costa l’arresto.

Nel 1976 Marco Pannella ha varcato la soglia del Parlamento, diventando deputato eletto nelle liste del Partito radicale. E da allora è stato sempre rieletto, restando in carica fino al 1994. Nel frattempo ha continuato a mettersi in mostra. Nel 1978 è entrata in vigore la famosa legge 194, quella sull’aborto. A Pannella non piaceva particolarmente per le limitazioni che conteneva, tanto che aveva proposto un referendum che cancellasse quei paletti. Il suo tentativo è naufragato. Nello stesso anno ha riportato una sconfitta: l’obiettivo di cancellare il finanziamento pubblico ai partiti è stato respinto dalla consultazione referendaria (nonostante il 40% di voti favorevoli). Nel 1981 Pannella ha ottenuto un parziale riscato: al referendum una valanga di no (il 68%) ha evitato la totale eliminazione della legge sull’aborto.

All’inizio degli anni Novanta ha conquistato un’altra vittoria: la depenalizzazione delle droghe leggere per uso personale. Il tutto mentre era schierato per il referendum per la legge elettorale maggioritaria voluta da Mario Segni. La fine dell’esperienza parlamentare, nel 1994, non ha comportato la conclusione del suo impegno politico. In particolare Pannella si è concentrato sulla situazione delle carceri, avviando degli scioperi della fame – il più lungo è iniziato il 20 aprile e terminato il 19 luglio 2011 – per chiedere l’amnistia e un generale miglioramento delle condizione nei penitenziari. Ma anche la lotta per la legalizzazione della cannabis è stata una sua priorità, con uno stile spesso provocatorio.

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I problemi di salute sono arrivati varie volte: nel 1998 Pannella ha dovuto impiantare dei by-pass al cuore. Nel 2014 ha dovuto operarsi d’urgenza all’aorta addominale. Intanto si è dovuto sottoporre a radioterapia a causa di due tumori, uno al fegato e a un altro ai polmoni.

 

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di Gaetano Pedullà

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