E tutti cantano le canzoni di Rino

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di Marco Castoro

Timido e malinconico, come il Pinocchio di Carmelo Bene. Ma scaltro e furbo come la Volpe della favola di Collodi. Il Rino Gaetano che si esibiva davanti al pubblico si poteva riassumere in questi due aspetti. Non a caso la favola dell’eterno giovane che non vuole crescere l’ha sempre ispirato nella sua carriera. Come del resto la timidezza e la malinconia dell’artista. Al Pinocchio di Bene Rino Gaetano fu particolarmente legato. Lo rappresentò a teatro alle prime armi nei panni della volpe. Gli altri testi che portò sul palcoscenico furono Aspettando Godot di Samuel Beckett e i poemi di Majakowskij. Il teatro lo appassionava e lo coinvolgeva, ma non poteva essere mai l’alternativa alla musica, il suo primo e unico amore travolgente. Poco più che diciottenne si esibiva in un noto locale della Capitale, il Folkstudio, frequentato da chi sogna e spera di diventare un artista. Conobbe lì Antonello Venditti e Francesco De Gregori. Altri due sognatori dell’epoca. Ma Rino Gaetano riusciva sempre a dividere il pubblico e la sua personalità.

TIMIDO E AGGRESSIVO
“Mi presentarono Rino Gaetano in un ufficio della Rca a Bologna – ricorda Red Ronnie, che con RoxyBar Tv sta spopolando sul web – mi colpì la sua timidezza e il suo aspetto da persona dolcissima. Una faccia unica e un portamento unico. Il vero artista è sempre un timido. Michael Jackson lo era e George Harrison mi confessò di essere terrorizzato dal palco”. Una timidezza che l’artista trasformava in aggressività nei testi delle canzoni. Con Nuntereggae più scatenò un vespaio. Gaetano voleva portare il brano a Sanremo ma la casa discografica gli impose Gianna che però a lui piaceva poco. Troppo orecchiabile come Berta filava. Apparì al Festival con un look tutto suo: una tuba nera regalatagli da Renato Zero e una valanga di medagliette che distribuì a destra e a manca. Del resto su Sanremo la pensava così: «Il Festival resta una passerella, ti offre tre minuti per fare un discorso che normalmente fai in uno spettacolo di due ore. Così devi trovare un sistema. Da parte mia, ho scelto la strada del paradosso un po’ alla Carmelo Bene». Gino Paoli lo considerava divertente perché erede di un certo tipo di nonsense e del surrealismo più antico.

L’EPILOGO
La sua carriera durò solo otto anni perché spezzata (il 2 giugno 1981) da un incidente stradale che se lo portò via trentenne. Oggi a 40 anni dal suo primo disco Ingresso Libero, la Sony pubblica il doppio cd Solo con io: da un lato un best di 17 brani e dall’altra 18 canzoni di Rino reinterpretate tra gli altri da Luca Carboni (E io ci sto), Gianluca Grignani (Mio fratello è figlio unico), Simone Cristicchi (Le beatitudini), Roberto Vecchioni (Io scriverò), la Pfm (E cantava le canzoni). Un artista che ha lasciato il segno per il modo di scanzonare tutto e tutti, anche se stesso. Unico cruccio la fiction trasmessa dalla Rai, contestata dalla fidanzata e dalla sorella di Rino che non hanno trovato la storia e il personaggio verosimile a quella originale.

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