L'Editoriale

Beppe ha le sue ragioni

M5S Grillo
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Tra le poche cose certe nella rottura tra Grillo e Conte, c’è che se quest’ultimo vorrà continuare a fare politica, non potrà farlo con il simbolo dei Cinque Stelle. Avrà senz’altro una grossa fetta del Movimento pronta a sostenerlo, e potrà scriversi lo statuto che gli pare, ma per quanto ricalchi il migliore dei partiti, avrà detto addio all’unica forza politica capace di portare un comunissimo professore universitario fino alla guida del Governo.

Nei partiti, anche quelli più illuminati, non funziona così, e la classe politica prima ha bisogno del potere per sopravvivere (mica per servire i cittadini) e poi diventa casta. Dunque è quanto meno sorprendente che si sia arrivati al punto in cui siamo, a meno di non prendere atto che un uomo di innegabili qualità come l’ex premier abbia un progetto o, peggio, si sia fatto portare per mano da cattivi consiglieri, nonostante la disastrosa lezione della lista Monti e la facile previsione che i più lesti a saltare sul suo carro saranno alla bisogna i primi a scenderne.

Di sicuro, ovunque porterà quest’ennesima diaspora nel Movimento, né Conte né Grillo guadagneranno niente, mentre ieri le risate di Renzi e dei poteri marci che i 5S hanno sempre combattuto si sentivano da lontano. In realtà, però, non è mai troppo tardi per fare la cosa giusta, e seppure i toni usati sia da Conte nella sua conferenza stampa, che da Grillo nel post di ieri, lascino margini pari a zero virgola niente, il calcolo prima ancora della generosità potrebbero spingere i due a riparlarsi.

Lo facciano se hanno ancora a cuore i valori di un progetto che ha dato speranza a milioni di italiani, e che se naufragasse con un’ultima scissione porterà a una restaurazione dove non si faranno prigionieri. E se alle prossime elezioni Grillo uscirà di scena, Conte è difficile capire che altro possa fare se non il capo di una correntina del Pd. Davvero poco per gettare alle ortiche una storia politica che ha innovato come nessun’altra da decenni il nostro Paese.

Lo facciano se hanno ancora a cuore i valori di un progetto che ha dato speranza a milioni di italiani, e che se naufragasse con un’ultima scissione porterà a una restaurazione dove non si faranno prigionieri. E se alle prossime elezioni la stessa creatura di Grillo dovesse uscire di scena, Conte – a proposito di visione – è difficile capire che altro possa fare se non il capo di una correntina del Pd. Davvero poco per gettare alle ortiche una storia politica che ha innovato – come nessun’altra da decenni – il nostro Paese.

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