L'Editoriale

Bongiorno conflitti d’interesse

GIULIA BONGIORNO
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp

Fosse per certi leghisti dovrebbe dimettersi pure Papa Francesco. Quindi che c’è da meravigliarsi se ieri si sono svegliati con la pretesa di cacciare dal governo la sottosegretaria Macina, coriacea esponente dei 5 Stelle passata per le armi senza bisogno di processo per lesa maestà dell’esimia senatrice avvocatissima Giulia Bongiorno. Che ha fatto di così grave la Macina per meritare di dimettersi, al contrario di quello che fior di leghisti con condanne sul groppone non si sognano di fare?

Ebbene sì: la Macina ha osato mettere il dito nell’eterno conflitto d’interessi che avvolge politica e affari (leggi l’articolo), in questo caso estesi alle professioni. La Bongiorno è infatti un parlamentare – uno dei tanti – che legittimamente per quelle che sono le regole attuali ha diritto a un sontuoso stipendio pubblico e contemporaneamente continua a lavorare. I nostri deputati e senatori, d’altra parte, si sa che dispongono di poteri soprannaturali e quindi possono fare anche due o più attività insieme, tanto chi li sta a sindacare?

E poi  nella gruviera dei regolamenti tutto è permesso, compreso far retribuire da un governo straniero un legislatore nazionale, come fa alla luce del sole Renzi d’Arabia. Nella querelle tra Bongiorno e Macina c’è però di più: c’è il dubbio che il ruolo dell’avvocatessa nel partito di Salvini  possa confliggere con la difesa della presunta vittima dello stupro di cui è accusato il figlio del fondatore dei 5S, Movimento politicamente contrapposto alla Lega.

Dubbio che la Bongiorno ha tutto il diritto di considerare una grave insinuazione, ma che oggettivamente riecheggia nella testa di chi assiste alla vicenda giudiziaria di Grillo Jr, che inevitabilmente è anche una vicenda politica. Dunque, invece di chiedere dimissioni a vanvera, la Lega farebbe meglio a impegnarsi per fare approvare una legge seria sul conflitto d’interessi, e in vista del taglio dei parlamentari – che concentrerà più responsabilità in meno persone – far decidere una volta per tutte a chi è eletto dal popolo se vuole lavorare per i cittadini o per se stesso. Miliardari e professionisti non saranno più incentivati a mettersi a disposizione della Patria? Chissà che per quanto hanno dato molti di loro nessuno ne sentirà la mancanza.

Gli ultimi editoriali

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

Le nomine per tutte le stagioni

Evitando le buche più dure – vedi le parole gravissime del sottosegretario Durigon – Draghi si tiene buono il Parlamento fotocopiando senza il fuoco di sbarramento visto con Conte la stessa prudenza sulla pandemia del suo predecessore. Merito di una situazione sanitaria che migliora, ma

Continua »
TV E MEDIA