L'Editoriale

Diffidare del partito del riarmo

Conte, Schlein, Fratoianni e Bonelli riflettano: allargando il campo, a tutti i costi, il rischio è quello di restringere i consensi.

Diffidare del partito del riarmo

Nemmeno il tempo di metabolizzare la prima prova di esistenza in vita del campo progressista con la manifestazione unitaria di Napoli, che i principali e finora unici azionisti dell’alleanza di centrosinistra (Pd, M5S e Avs) si ritrovano già alle prese con la prima grana. Anzi, la prima bomba, piazzata sul tavolo della futura coalizione proprio da chi dovrebbe a breve prendervi parte con l’ambizione di allargarla. Con prospettive, viste le premesse, che più divisive non si può.

A sostenere l’iniziativa una pattuglia di esponenti dell’area riformista Pd (gli ex renziani), tra i quali Quartapelle, Delrio, Fassino e Guerini, di Italia Viva (i renziani in carica) e di +Europa, tutti insieme appassionatamente per sostenere e spingere l’accesso immediato dell’Italia al Fondo Safe, quello cioè messo a disposizione dell’Unione europea proprio per il riarmo. Con una lettera al quotidiano La Repubblica nella quale i tredici firmatari decantano la “difesa comune europea” come obiettivo principale del loro intervento: “Proprio per questo riteniamo un errore contrapporre il Safe alla difesa comune. Lo strumento non realizza quell’obiettivo, ma lo rende più vicino…”, assicurano nella missiva.

Ora, a parte il solito nemico, individuato dal partito unico dello shopping militare “nel mondo distopico di Putin da una parte e Trump dall’altra”, cioè di due potenze nucleari contro le quali ogni politica di riarmo che non fosse altrettanto nucleare avrebbe deterrenza pari a zero, resta il paradosso che i sostenitori dell’indebitamento militare annacquano il più possibile nella loro stessa dichiarazione d’intenti: come potrebbero gli acquisti di armamenti effettuati da ciascuno dei 27 Paesi Ue per se stesso fare da apripista alla difesa comune europea?

A ben vedere l’effetto finale rischia di essere esattamente l’opposto. Conte, Schlein, Fratoianni e Bonelli riflettano bene su chi vogliono imbarcare nella futura coalizione. Allargando il campo, a tutti i costi il rischio è quello di restringere i consensi.