L'Editoriale

Indignarsi a costo zero

Indignarsi a costo zero

Ottomila uomini e ragazzi ammazzati e buttati nelle fosse comuni intorno a Srebrenica, luglio 1995, e adesso chi ha ordinato quel massacro avrà un bel funerale con tutti gli onori militari e di Stato. Lo ha annunciato alla radio K1 il ministro della Giustizia serbo Nenad Vujić, che ha anche svelato una lettera all’Aja perché si accerti se il generale sia stato curato a dovere fino all’ultimo. Di invecchiare, intorno a Srebrenica, però non ebbe modo nessuno. Giusto indignarsi. Solo che l’indignazione, appena la spremi, cola ipocrisia.

Perché Ratko Mladić è morto nell’ospedale del carcere dell’Aja, e la salva d’onore gliela concede il suo erede. Aleksandar Vučić entra nel Partito radicale di Vojislav Šešelj nel 1993, e nel luglio 1995, in Parlamento, poco dopo il massacro, avverte che per ogni serbo ucciso ne sarebbero stati ammazzati cento di musulmani. Dal 1998 al 2000 fa il ministro dell’Informazione di Slobodan Milošević e firma la legge che multa i cronisti e chiude i giornali. Oggi è il presidente che la Commissione europea vorrebbe premiare aprendo il cluster 3 del negoziato di adesione, con 1,59 miliardi già iscritti per la Serbia nel Piano di crescita per i Balcani occidentali. Il morto lo condanniamo e invece all’allievo apriamo il portafoglio.

E poi c’è casa nostra, dove sui criminali di guerra funziona il servizio a domicilio. Osama Almasri Njeem, colpito da un mandato della Corte penale internazionale per crimini contro l’umanità su migranti detenuti in Libia, è stato arrestato a Torino il 19 gennaio 2025 e due giorni dopo rimesso in libertà e riportato a Tripoli con un volo di Stato. L’Aja ha accertato l’inadempienza italiana a ottobre dell’anno scorso e lo scorso gennaio ci ha deferiti all’Assemblea degli Stati parte, anche se da noi la pratica era già chiusa: la Camera aveva negato l’autorizzazione a procedere per Carlo Nordio, Matteo Piantedosi e Alfredo Mantovano. Poi ci sarebbe Benjamin Netanyahu, ricercato dalla stessa Corte dal 21 novembre 2024. Un minuto dopo la condanna Matteo Salvini lo disse subito: in Italia sarebbe il benvenuto.

Indignarsi per Belgrado costa zero, perché il criminale è morto, è straniero, e non ci firma contratti. Agli altri, quelli vivi, il portellone dell’aereo lo teniamo aperto noi.