L'Editoriale

Il difficile viene adesso. Il voto di ieri è stato un grande esempio. Ma la partecipazione da sola non basta

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È nato sull’onda di un vaffa e ieri ha dimostrato di essere rimasto della stessa gustosissima pasta: vaffa a chi è rimasto nel secolo scorso diviso tra clan di destra e sinistra, vaffa a Salvini che ha tradito l’impegno preso col Movimento, vaffa a chi vuole fermare l’impronta riformista dei Cinque Stelle, vaffa ai troll che hanno provato disorientare gli iscritti alla piattaforma Rousseau, vaffa a chi continua a ignorare la forza d’attrazione della democrazia diretta chiudendo gli occhi davanti al mondo che avanza.

Il voto plebiscitario dei 5S a favore del sì a un governo con il Pd segna il passaggio della maturità per una forza politica più saggia di alcune sue prime linee, capace di turarsi il naso pur di realizzare il cambiamento che serve da sempre al Paese: più moralità nella cosa pubblica, meno sprechi e regali alle lobby, una nuova idea di futuro con al centro la persona, la sostenibilità e l’ambiente. Idee alte, che poco hanno a che fare con il cinismo del vecchio sistema, e sulle quali adesso viene il difficile.

Un Presidente del Consiglio misurato come Conte è una prima garanzia, Grillo decisamente in campo e Di Maio alla guida politica, sono determinanti, ma per avere certezza del cambio di passo attendiamo di vedere la squadra proposta dal Pd e i suoi comportamenti concreti. Il voto in massa di ieri è stato un grande esempio di partecipazione, ma questa da sola non basta, se non si continua a controllare e osare.

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