La Lega e i nostalgici fascisti

La sorte del sottosegretario Durigon era segnata. Difeso strenuamente appena dieci giorni fa, ieri Salvini l’ha regolarmente scaricato.

Da un leader politico che la mattina promette una cosa e la sera l’opposto che c’era da aspettarsi? La sorte del sottosegretario Durigon – adesso ex – era segnata. Difeso strenuamente appena dieci giorni fa, ieri Salvini l’ha regolarmente scaricato, allungando la lista dei leghisti usciti a testa bassa dal governo, dopo Siri e Rixi ai tempi del Conte I.

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I due erano inseguiti da vicende giudiziarie, e per premio il segretario li risarcì con incarichi di partito, proprio come sarà per Durigon, perché essere impresentabili nel Carroccio fa curriculum. L’ultima vicenda, però, non va archiviata così facilmente. La proposta di intitolare ad Arnaldo Mussolini il parco di Latina già dedicato a Falcone e Borsellino (leggi l’articolo) ha svelato un segreto di Pulcinella: nella Lega ci sono contiguità col fascismo.

Non a caso ha sempre meravigliato che un’organizzazione come Casapound appoggi in molte occasioni più Salvini che la Meloni, con la quale in teoria dovrebbero esserci legami ideologici più stringenti. E non inganni la litania anti-fascista sentita in questi giorni da esponenti leghisti anche di primo piano.

La Patria totem della destra storica è inconciliabile con una forza politica che punta ancora a un modello autonomista e federale dello Stato, ma poi se si va a guardare l’elettorato salviniano ecco che le suggestioni dell’uomo forte al comando e dei metodi di polizia (specie sui migranti) sono largamente presenti. Questo non vuol dire che la Lega sia fascista, ma che gratti la pancia ai nostalgici del Ventennio è un fatto. E non basta cambiare casella a Durigon per chiamarsene fuori.