L'Editoriale

La pericolosa dittatura dei mercati

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Non avranno la scheda elettorale, ma il voto dei mercati finanziari è sempre più evidente e pericoloso per la nostra democrazia. Negli Stati Uniti, dove i presidenti possono cadere per un giochino erotico ma mai perché quattro banche si mettono d’accordo e fanno volare lo spread, la lezione è stata esemplare. Tutti i poteri finanziari stavano con la Clinton e il voto popolare se n’è ampiamente fregato. In Italia, dove invece nel 2011 bastò un’impennata dei tassi per far cadere il governo democraticamente eletto di Berlusconi (che piaccia o no in questo ragionamento è irrilevante) i poteri economici internazionali pretendono di decidere anche sulla Costituzione, mettendo ancora una volta gli italiani con le spalle al muro. Il terrorismo finanziario di giornali come il Financial Times, che minaccia il fallimento di otto banche in caso di vittoria del No al referendum, è un classico caso di ingerenza sulla sovranità del nostro Paese e sul diritto degli italiani di scegliere (e non farci dettare) il destino che vogliamo. Per far vedere che non scherzano, ieri le Borse sono andate giù. Un ricatto a cui cedere rischia però di essere molto più costoso.

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