L'Editoriale

La tv che fa male a Renzi

MATTEO RENZI
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Per Matteo Renzi l’avviso di garanzia che l’ha raggiunto insieme ai produttori Lucio e Niccolò Presta (leggi l’articolo) è un’intimidazione dei soliti magistrati politicizzati e con chissà quale inconfessabile disegno, ma a un super consulente della sua taglia, chiamato in tutta l’Arabia e dintorni per parlare di grandi strategie planetarie, doveva venire in mente che la storia del documentario su Firenze costato quasi mezzo milione solo per l’ex premier e poi rivenduto ad appena 20mila euro sarebbe finita inevitabilmente sotto le lenti di Procura, antiriciclaggio di Bankitalia e Guardia di Finanza.

Ora vedremo a cosa porterà l’inchiesta, e non ci sogniamo di dire in questa sede se il capo di Italia Viva è responsabile o meno di un nuovo presunto finanziamento illecito, dopo l’altro caso in cui è coinvolta la fondazione Open (leggi l’articolo), nata per gestire le manifestazioni politiche della Leopolda. Ma c’è un aspetto niente affatto secondario, proprio mentre la Rai sta cambiando i suoi vertici, che riguarda l’inspiegabile strapotere di certi agenti televisivi anche dentro la televisione pubblica.

Diamo per buono che i Presta abbiano strapagato Renzi per realizzare una serie tv su cui speravano di guadagnarci, ma un investimento tanto generoso, anche se non sarà mai giudicato come finanziamento occulto, giustifica il legame esistente tra la politica che tutto può a Viale Mazzini e i manager esterni che poi in Rai la fanno da padrone. Quel sistema opaco, insomma, dove una mano lava l’altra e tutte e due levano il portafoglio al servizio pubblico.

Nonostante il canone, infatti, dal punto di vista dei conti l’azienda è messa male. Per questo motivo Draghi ha chiamato al timone per i prossimi anni un risanatore sperimentato come Carlo Fuortes (leggi l’articolo). Purtroppo gli ultimi vertici scelti prima da Renzi (Antonio Campo dall’Orto e Mario Orfeo) e poi da Cinque Stelle e Lega (Salini e Foa) non hanno funzionato. E con un concetto simbolo basti pensare che Vespa dove stava sta. I giornalisti coraggiosi sono stretti giusto in qualche riserva indiana, mentre dilagano i manager alla Presta, le fiction addomestica-popolo e le vecchie teche con nani e ballerine. Più in basso di così si può solo scavare.

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