Manganello penna e calamaio

di Gaetano Pedullà

Se ci fossero ancora dubbi sull’urgenza di vietare i conflitti d’interessi degli editori di tv e giornali, l’ultima richiesta di rinvio a giudizio per il re delle cliniche private Antonio Angelucci (nella foto) chiarisce tutto. La Procura di Roma (leggi l’articolo) accusa l’imprenditore e deputato di Forza Italia di aver tentato di corrompere l’assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D’Amato, in cambio di un mucchio di soldi pubblici per una delle sue case di cura. Che i rapporti tra i due fossero pessimi lo avevamo capito tutti, perché da settimane i giornali di Angelucci – Il Tempo e Libero – bombardano D’Amato, riesumando persino inchieste di 15 anni fa e prescritte. Articoli in prima pagina che non ha ripreso nessun altro giornale, tanto era evidente che si trattasse di un regolamento di conti.

Lo stesso Tempo, d’altra parte, ha aumentato gli attacchi a Zingaretti, oltre quelli di sempre alla Raggi, da quando Angelucci ha assunto come vice direttore l’ex presidente della Regione, Francesco Storace, che nel precedente ruolo autorizzò enormi flussi di denaro pubblico verso il Gruppo del suo attuale editore. Di questa vicenda La Notizia ha già scritto (leggi l’articolo), ottenendo da Storace la minaccia di un’azione legale (per cosa?) invece che le dimissioni dal Tempo per una palese inopportunità. Questa storia, niente affatto diversa da mille altre, testimonia quanto la stampa sia usata come una clava dai suoi editori e dai giornalisti che per fare carriera li devono compiacere.

Nessuno però si scandalizza che Repubblica, Stampa e Secolo IXX siano della Fiat, Il Sole 24Ore della Confindustria, Il Messaggero, Il Mattino e Il Gazzettino di Caltagirone e così via, con pochissime eccezioni come questo giornale, non a caso più piccolo e spesso maltrattato (ci vedete più nelle rassegne stampa?). Un discorso che si fa ancora più scabroso se guardiamo alle tv, dove al conflitto d’interesse economico si aggiunge quello politico, per l’evidente linea editoriale delle reti Mediaset (Berlusconi) e della lottizzazione nei canali Rai. Possiamo perciò meravigliarci che tutti i giornali e tutte le tv siano schierati contro chi non si piega agli interessi dei loro padroni? Così si sono convinti milioni di italiani che il vecchio sistema è buono e dalla loro parte, mentre l’unico obiettivo è bloccare ogni cambiamento e restaurare la politica che vuol finire di spolparci.

 

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