A Tivat, ieri c’erano quasi tutti. I capi di Stato e di governo di 26 paesi dell’Unione europea, i sei dei Balcani occidentali, il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. Si discuteva di allargamento e delle sorti dell’Ucraina, che a giugno apre il primo capitolo negoziale. Giorgia Meloni invece era a Reggio Calabria, alla festa dei carabinieri, stentorea davanti a un francobollo.
Un francobollo vero, nato con tutti gli onori. Il 212° anniversario dell’Arma dei Carabinieri prevedeva la cerimonia, fissata alle 11. Poi la premier ha voluto restare anche per l’annullo filatelico in Prefettura. Solo che alle 14 l’aereo di Stato è decollato verso Roma, non verso il Montenegro. Poco prima era arrivata la nota: “A causa del protrarsi della cerimonia” Meloni “non potrà più partecipare”…
L’annullo filatelico, insomma, è stato salvifico. Perché tutto era cominciato prima: su questo dossier, come su quasi tutto, la maggioranza è divisa. Inoltre la sera precedente da Palazzo Chigi filtrava fastidio per il coordinamento di Francia, Gran Bretagna e Germania con Kiev verso il tavolo con Mosca. L’Italia? Esclusa, un’altra volta. È il “solito formato E3“, minimizzavano le fonti italiane, salvo aggiungere che “senza gli Usa al tavolo, non si arriva a un accordo con Putin“. Tradotto: offesi di non essere invitati, sospettosi di chi c’è andato.
Torniamo a maggio 2025, sempre lei. Kiev, poi Tirana: i volenterosi si vedevano, Meloni mandava un video o restava a casa, e rivendicava la coerenza di chi le truppe non le invia. Anzi, raccontava ai suoi elettori e a qualche giornale di essere un punto di riferimento internazionale. E invece era una semplice presenza evanescente, quando andava. Ieri ha fatto un passo avanti: si è risparmiata pure il viaggio.
Torna in mente l’adagio di Nanni Moretti: mi si nota di più se vengo e sto in disparte o se non vengo per niente? La premier ha sciolto il dilemma nel modo più comodo. A Tivat il posto dell’Italia è rimasto vuoto, ma almeno in Prefettura il francobollo ha avuto il suo timbro puntuale. Commemoriamo quello, allora, chi se ne importa delle guerre alle porte dell’Europa e nelle tasche degli italiani.