L'Editoriale

Parlare con Kabul è necessario

Afghanistan Conte
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In un Paese dove i politici sono metà servi e metà complici di ogni genere di potenti, chi non segue l’onda inevitabilmente suscita un vespaio. Era dunque inevitabile che le parole di Giuseppe Conte sul dialogo con i talebani (leggi l’articolo) – peraltro pressoché identiche a quelle dell’alto rappresentante della politica estera Ue, Josep Borrell (leggi l’articolo) – suscitassero polemiche.

Con i nuovi signori di Kabul possono farci accordi gli Stati Uniti – che alla conferenza di Doha hanno consegnato l’Afghanistan-, devono stabilizzare l’area e concludere affari sia i russi che i cinesi, ma noi no: se non ci autorizzano dobbiamo stare zitti e buoni, tagliare i ponti e aspettare che la regione torni ad essere un santuario del terrorismo internazionale (e ci vuole poco).

Perciò su Conte si è indignato chi sa solo adagiarsi sulle decisioni prese altrove, compresa – a sprezzo del ridicolo – la Boschi, stella cadente del partitino di un tale che inneggia al Rinascimento arabo. Ovviamente questo non significa in alcun modo avallare l’orrore dei fondamentalisti islamici, le violazioni dei diritti umani, le oppressioni medioevali sulle donne.

Ma se vogliamo convivere in pace con certe parti del mondo o ci apriamo o non resta che riportarci gli eserciti, con i risultati che abbiamo appena visto dopo vent’anni di occupazione militare. Un fallimento che evidentemente non basta a certi cuor di leone della destra italiana che ancora ieri chiedevano di interrompere il completo ritiro dei soldati occidentali, tanto poi in quello che diventerebbe un nuovo Vietnam mica ci staranno loro.

In questo quadro, la cosa più urgente da fare sono i corridoi umanitari, dei quali si discuterà oggi alla riunione straordinaria dei ministri degli Esteri della Nato, in attesa che sulla faccenda trovino il tempo per parlarsi anche i capi di governo del G20, come sollecitato da Draghi e Di Maio. Contesti come questi, infatti, possono essere affrontati in modo efficace solo con iniziative concertate e globali.

Nel frattempo però sarà determinante osservare le mosse dei talebani, sapendo che anche loro guardano noi, e se contribuiremo ad orientare la comunità internazionale al dialogo alla lunga trarremo tutti più vantaggi di quanti non ne abbiamo ottenuti con le bombe.

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