L'Editoriale

Perché No

Perché No

Siamo il Paese in cui giornalisti, attivisti delle ong e perfino religiosi vengono spiati illegalmente con un trojan di produzione israeliana, fornito esclusivamente ad organi e agenzie statali, ma il governo non fa niente per individuare e punire i responsabili. Eppure dobbiamo sorbirci le destre (con i giornali di complemento al seguito) accusare di dossieraggio il commercialista Gian Gaetano Bellavia, colpevole unicamente, oltre ad essere la vittima di un furto di dati, di fare da consulente a Report, il programma di inchiesta Rai più odiato dalla politica in generale e dall’attuale maggioranza in particolare.

Colpire Bellavia per attaccare Ranucci e la sua squadra: uno schema che si ripete, ciclicamente, governo dopo governo ma che con la destra al potere ha raggiunto vette inesplorate. Non poteva mancare l’intervento del Garante della privacy, che ha aperto alla velocità della luce un’istruttoria su Bellavia. La stessa autorità, cosiddetta indipendente, che ha multato Report per 150mila euro (in relazione al caso Boccia-Sangiuliano) all’indomani della visita di uno dei suoi commissari, Agostino Ghiglia, ex parlamentare di An, beccato proprio dalla trasmissione di Ranucci a varcare la sede di Fratelli d’Italia a Roma. La stessa autorità che si è appena vista confermare in Cassazione l’annullamento di un’altra sanzione inflitta al programma di Rai 3 per un’inchiesta del 2020. Musica per le orecchie delle destre di governo, che trasudano garantismo da tutti i pori quando si tratta di difendere gli indagati/condannati che siedono tra i propri banchi, ma non si fanno scrupoli a condannare senza processo la vittima di un reato (Bellavia) per usarla come una clava contro Report.

Ecco, ora chiedetevi che riforma della giustizia può aver partorito una destra così. Con la scusa di separare le carriere dei magistrati, trasforma il pm in avvocato dell’accusa, che anziché la verità cercherà unicamente la condanna dell’imputato. Senza contare l’obiettivo finale non dichiarato: sottoporre il pubblico ministero al controllo del potere esecutivo. Con il governo o il Parlamento di turno – fa poca differenza – a dettare l’agenda (a misura della politica) dei reati da perseguire prioritariamente ai magistrati. Ecco perché non c’è alternativa: al referendum, votare No.