L'Editoriale

Primo maggio, la Festa dei lavoratori è solo un concerto di ipocriti

Primo maggio
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È l’unica festa dove il festeggiato non viene mai. Sfilano i sindacati, dicono la loro gli industriali, pontificano le istituzioni, ma di lavoratori il Primo maggio se ne vedono sempre meno, e non perché spariti come afferma in favore di telecamera il sedicente imprenditore di turno, confondendo i dipendenti con gli schiavi.

Il primo maggio è un concerto di ipocriti

La Festa dei lavoratori, purtroppo, è un festival dell’ipocrisia, dal sapore anche un po’ macabro visto che da inizio anno contiamo due morti al giorno in fabbrica o nei cantieri. Un dramma che non sfocia in niente, se non le solite promesse di aumentare i controlli e il personale addetto alla sicurezza nei posti di lavoro. Qualcuno li ha mai visti?

Al contrario, si vedono benissimo i buchi nell’organico degli Ispettorati, e sa di presa in giro il carico assegnato ai pochi addetti, che dovrebbero vigilare ciascuno su migliaia di aziende.

La Festa dei lavoratori sottopagati

Ma è sugli stipendi che si supera ogni vergogna. Invece di sostenere il salario minimo, i confederali ne sono stati acerrimi nemici, tranne sentire il segretario della Cgil, Landini, fare adesso retromarcia. Sull’altro fronte, la Confindustria non vuole sentire parlare di aumenti in busta paga, e lo Stato si limita a guardare l’inerzia delle parti sociali su decine di contratti collettivi da rinnovare.

Dunque il primo maggio che c’è da festeggiare? Semmai c’è da andare a nascondersi, e chiedere scusa a chi si sacrifica per portare a casa compensi da fame. Se ci torna a casa, perché è crollata un’impalcatura o un altro incidente non impossibile da prevenire ha ucciso qualcuno che pensava di andare a lavorare e invece rischiava come in guerra, ma non lo sapeva.

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