Salvini ricicla l’alibi di Craxi

Matteo Salvini evoca le inchieste a orologeria riferendosi all’indagine per droga che coinvolge il suo ex guru dei Social, Luca Morisi.

Era la fine della Prima Repubblica e la Lega di Bossi abbatteva il sistema dei partiti grazie all’indignazione popolare sollevata da Mani pulite. Fu in quell’epoca che molti italiani sentirono parlare per la prima volta di inchieste a orologeria, espressione usata da Bettino Craxi e dalla Dc esattamente come fa oggi Matteo Salvini riferendosi all’indagine per droga che coinvolge il suo ex guru dei Social, Luca Morisi (leggi l’articolo).

CONFERENZA STAMPA DI MATTEO SALVINI IN OCCASIONE DELLA FESTA DELLA DONNA

In realtà per il leader del Carroccio questa metafora sta bene su tutto, tanto da averla già usata quando arrivò l’avviso di garanzia al governatore Attilio Fontana, coinvolto nella storia dei camici offerti dall’azienda di famiglia alla Regione Lombardia (leggi l’articolo). E ancora per l’arresto del segretario Udc Lorenzo Cesa, suo alleato in Calabria.

D’altra parte “giustizia a orologeria” mette dentro di tutto: il rigetto della magistratura politicizzata (per poi ricredersi se assolve), l’evocazione sempre avvincente di qualche potere che complotta, l’innocente che paga per tutti. Se a questo aggiungiamo che in Italia si vota ogni momento, ecco che ai magistrati resterebbe da lavorare sì e no un paio di settimane all’anno, mentre il resto sarebbe tutta vacanza per i furbi che hanno ridotto questo Paese a una Repubblica delle banane.

E dire che prima di vaneggiare di orologi e cospirazioni, una politica seria dovrebbe entrare nel merito dei fatti. Cosa che i partiti travolti da Tangentopoli non fecero, arroccandosi invece di fare al loro interno pulizia. Lo stesso errore di Salvini, che per coprire la droga del suo collaboratore si inventa questa frottola. E con Bettino abbiamo visto come andò a finire.