L'Editoriale

Si fa presto a dire maranza

Mentre un Paese intero protesta, il governo discute delle origini di chi scende in piazza, anziché delle ragioni per cui lo fa?

Si fa presto a dire maranza

A detta di una certa politica, sarei una “maranza” al Parlamento europeo. Sono italiana, figlia di genitori marocchini, e da due anni lavoro come collaboratrice parlamentare. Ma il punto non è il mio passaporto. Il punto è un altro: com’è possibile che, mentre un Paese intero protesta, il governo discuta delle origini di chi scende in piazza, anziché delle ragioni per cui lo fa?

Da Nord a Sud, lavoratori, studenti e famiglie chiedono salari dignitosi, affitti sostenibili, risposte al carovita. Al Sud gli autotrasportatori si fermano contro il prezzo del gasolio, gli scaffali si svuotano. E di cosa discutiamo? Dei “maranza”. Non di ciò che chiedono i cittadini, ma di chi sono.

Sia chiaro: la violenza si condanna, sempre. E chi sbaglia deve risponderne. Ma a Milano, secondo i dati della polizia, su 271 persone accompagnate in questura 60 erano straniere e 220 minorenni. Davanti a questi numeri, un governo serio dovrebbe chiedersi cosa non funzioni nelle periferie, nelle scuole, nelle opportunità offerte ai giovani. Non mettere sotto accusa un’intera generazione per le sue origini.

E qui viene fuori la contraddizione più grande. Il governo che ci ha parlato di “sostituzione etnica” ha programmato quasi 950mila quote d’ingresso per lavoro in sei anni. Bene. Ma dov’è il piano nazionale per integrare chi arriva? Non si può aprire la porta a centinaia di migliaia di lavoratori e poi, quando emergono problemi, presentarsi in televisione a cercare un colpevole.

Di immigrazione e integrazione dobbiamo discutere. Eccome. Ma nel merito, con politiche e responsabilità precise. Non usarle come arma di distrazione di massa mentre gli italiani chiedono risposte su stipendi, casa e carburanti.

Dopo quattro anni al governo, la domanda è semplice: che cosa avete fatto per risolvere i problemi che portano migliaia di persone in piazza? Perché governare non significa controllare il passaporto di chi protesta. Significa assumersi la responsabilità di rispondere.