Domenica scorsa mi è capitato di assistere a Roma, con un gruppo di amici, al concerto dei Subsonica. La band torinese che, nel vuoto cosmico della musica italiana (più o meno recente), continua a rappresentare uno dei migliori prodotti del panorama nazionale degli ultimi trent’anni. Ma i gusti sono soggettivi e non è l’apprezzamento, peraltro meritatissimo, l’oggetto di questa riflessione. Che verte piuttosto sulla dote aggiuntiva, per nulla scontata visti i tempi, che ogni artista, non solo nella musica, dovrebbe avere nel proprio Dna. Il coraggio di esporsi, di prendere posizione su temi anche divisivi nel dibattito pubblico. È la sensibilità dell’artista, il seguito di cui gode, la capacità di esprimersi in forme che non appartengono a tutti ma che tutti possono comprendere, a renderlo non solo auspicabile ma addirittura ad imporlo.
I Subsonica lo hanno fatto lanciando una cover di Franco Battiato (Up patriots to arms) introdotta da un appello al rispetto del diritto internazionale e accompagnata dalle immagini dell’orrore di Gaza. Dove dopo quasi 75mila vittime, per un terzo circa bambini, si continua a morire sotto le insegne di una finta tregua servita finora a spegnere le telecamere più che le armi. Mentre si dibatte ancora sul nome da dare allo sterminio tutt’ora in atto – nonostante l’Onu abbia sdoganato da tempo il termine genocidio – che porta la firma del governo israeliano guidato dal ricercato internazionale Netanyahu.
Per questo la scelta dei Subsonica è tutt’altro che scontata e per nulla banale in un Paese in cui altri artisti, con carriere ben più lunghe e di successo alle spalle, mostri sacri della musica italiana, hanno preferito evitare. Legittimamente, certo. Come altrettanto legittimamente in molti si sarebbero aspettati che personaggi con un seguito tanto importante potessero (e volessero) osare di più. Di fronte allo scempio quotidiano del diritto internazionale, i Subsonica ci hanno fatto ballare allontanando per una sera, di qualche metro, l’umanità dal baratro su cui ormai da tempo sta pericolosamente danzando. Con la sola militanza delle idee. Che hanno molto di politico, nel senso etimologico del termine, ma nulla della politica ridotta a specchio della miseria dei tempi che corrono.