L'Editoriale

L’unica vera palude

Per Meloni la palude è quella della legge elettorale, ma non quella dei salari, della crescita, della povertà o di un Paese allo sbando.

L’unica vera palude

Per Giorgia Meloni “ha vinto di nuovo la palude”. Perché, di fronte a una maggioranza che non c’è più e che sta insieme solo per restare al potere, la palude per la presidente del Consiglio è quella della legge elettorale. Dell’impossibilità di esprimere le preferenze, peraltro solo parziali con i partiti che avrebbero comunque scelto gran parte degli eletti. La palude, per Giorgia Meloni è solo quella delle poltrone, degli scranni da occupare in Parlamento di cui poco interessa al Paese reale. Ma la vera palude è quella in cui il suo governo ha trascinato l’Italia, con una crescita stabilmente tra le più basse di tutta Europa.

La vera palude è quella dei salari, fermi al palo, con le famiglie che non hanno neanche recuperato il potere d’acquisto perso durante la crisi inflativa. La vera palude è quella delle bollette, che per le famiglie e le imprese italiane sono tra le più care di tutta l’Ue. La vera palude è quella di una sanità pubblica allo sbando, perennemente penalizzata, magari per strizzare l’occhio ai privati. La vera palude è quella dei più fragili, abbandonati, come dimostra il livello record registrato sul fronte della povertà assoluta. La vera palude, insomma, è quella in cui il governo ha trascinato gli italiani e in cui continuerà a trascinarli fino a quando non si tornerà al voto.

Perché, ormai è chiaro, l’unico obiettivo di Meloni è quello di raggiungere un record, tutto personale. Ovvero quello di governo più longevo della storia repubblicana. Manca poco, a settembre il traguardo sarà tagliato. Ma intanto una maggioranza allo sbando si limita a sopravvivere, facendo poco e niente, oltre a promettere investimenti da record per il riarmo. La sconfitta del referendum sulla giustizia, con la sonora bocciatura da parte degli italiani, ha di fatto paralizzato il governo. Che ha capito che andare avanti sulle riforme – si veda il caso premierato, fermo nei cassetti da mesi – è un rischio che non si può correre a meno di un anno dalle elezioni politiche. Perché, da ora in poi, qualsiasi passo falso rischia di costare carissimo alla maggioranza. E allora meglio continuare a vivacchiare, tanto della vera palude in cui sono impantanati gli italiani non interessa a nessuno.