Una petizione per chiedere al governo di introdurre programmi scientifici di educazione sessuo-affettiva in tutte le scuole, fin dalle elementari. È quella lanciata su Change.org da AltraPsicologia, la più grande associazione nazionale di politica professionale degli psicologi e delle psicologhe attiva da vent’anni. Oltre 11mila le sottoscrizioni già raccolte. “Arrivano da tutti, a prescindere dall’appartenenza politica, a cominciare da genitori e insegnanti. L’obiettivo, anche in relazione al ddl Valditara, è ottenere più firme possibile. La nostra battaglia continua”, dice a La Notizia la segretaria nazionale dell’associazione, Marta Giuliani.
Perché questa iniziativa?
“Per riportare nel dibattito politico la voce di professionisti e professioniste, genitori, insegnanti, giovani, cittadini e cittadine. La cronaca continua a raccontare episodi di violenza, prevaricazione, disagio e comportamenti a rischio. Non sono episodi isolati, ma il sintomo di un problema culturale profondo, che richiede un cambiamento collettivo di cui siamo e dobbiamo essere tutti attori protagonisti”.
La stragrande maggioranza degli italiani, ragazzi compresi, è favorevole all’educazione sessuo-affettiva a scuola. Perché il governo va in direzione opposta?
“In Italia la sessualità resta un tema carico di tabù, paure e disinformazione, di cui si parla ancora troppo in modo ideologico e poco in modo professionale. Inoltre, nel nostro Paese manca del tutto una reale cultura della prevenzione: si interviene solo quando il danno è già avvenuto. Ma prevenire significa agire prima, non limitarsi a punire dopo. Come professionisti della salute mentale sappiamo che molti traumi lasciano segni permanenti, che nessuna sanzione potrà cancellare”.
Come associazione di psicologhe e psicologi, qual è l’aspetto del ddl Valditara (che non obbliga le scuole a creare corsi su sessualità e affettività, ndr) che più vi preoccupa?
“Tre punti critici. Il divieto di interventi preventivi proprio nell’età in cui bambini e bambine iniziano a costruire identità e consapevolezza del corpo. L’eccesso di controllo sugli interventi dei professionisti, che incrina il rapporto di fiducia tra scuola, famiglie e servizi. Infine, l’impossibilità di intercettare situazioni di disagio familiare, lasciando giovani, scuola e sanità senza strumenti di tutela”.
Eppure, la maggioranza sostiene che il provvedimento “ferma l’ideologia gender”.
“Dal punto di vista scientifico non esistono né una “teoria” né un’“ideologia gender”. Sono etichette politico-sociali, non concetti scientifici. Le linee guida internazionali parlano di educazione calibrata sull’età e sullo sviluppo emotivo e cognitivo di bambini e ragazzi. Distorcere questa verità serve solo a generare paura e consenso, non a proteggere i minori”.
Le firme arrivano solo da chi guarda a sinistra o anche da elettori di destra?
“Da tutti. Quando si conoscono davvero i contenuti dell’educazione sessuo-affettiva, il tema esce dalla contrapposizione politica. Parliamo di salute pubblica, prevenzione e benessere delle nuove generazioni. Non c’è colore né partito che possa negare la centralità della salute dei propri figli”.
Quali sono i vostri prossimi passi?
“Come Associazione nazionale siamo presenti in tutti gli Enti di rappresentanza degli psicologi. Negli ultimi mesi, durante l’iter alla Camera, abbiamo promosso iniziative e documenti condivisi con il mondo scientifico e sociale. Con l’arrivo del ddl al Senato, continueremo a offrire il nostro contributo a tutti i rappresentanti dello Stato che vorranno ascoltare chi lavora davvero nelle scuole ogni giorno”.