Elezioni in Gran Bretagna. A regnare è l’incertezza. Testa a testa tra Cameron e Miliband nei sondaggi

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Il “Guardian” le definisce “le più complesse e imprevedibili elezioni che si ricordino”. Niente di più vero, perché Inghilterra, Scozia, Galles e Irlanda del Nord oggi vanno al voto, e non si sa proprio chi ne uscirà vincitore. I sondaggi danno più o meno alla pari, intorno al 33 per cento, i due grandi partiti, il Labour di Ed Miliband e i Tories del primo ministro David Cameron. Aspettative che, se confermate, sarebbero deludenti per entrambi i leader.

LE ASPETTATIVE
Il premier, dopo 5 anni di governo, vedrebbe scendere di tre punti il suo partito. Miliband crescerebbe sì di quattro punti, ma, anche in caso di vittoria, non abbastanza per formare un governo con un’alleanza stabile, e quindi sarebbe una mezza sconfitta per lui, leader che ha riportato più a sinistra il Labour dopo gli anni di Tony Blair, ma che in carisma è ben lontano sia dall’ingombrante e vincente predecessore, primo ministro per dieci anni, sia dal fratello David Miliband, il riformista che Ed ha sconfitto nel 2010 e che si è rifugiato a New York. Che Cameron e Miliband siano tutt’altro che inattaccabili lo confermano le ultime polemiche della vigilia. Il sindaco di Londra, il conservatore Boris Johnson, invita maliziosamente gli elettori blairiani a votare per Cameron. Ma il premier deve fronteggiare un duro attacco del suo predecessore e compagno di partito John Major, che ad una recente cena politica, come ha rivelato il “Daily Mirror”, ha criticato l’incapacità dei Tories di parlare alle minoranze e ai neri e di abbattere le disuguaglianze. Due polemiche che danno la misura delle presunte debolezze dei due candidati: un Miliband troppo di sinistra, e un Cameron troppo di destra. I grandi protagonisti di queste elezioni sono dunque le terze forze. Quella più decisiva sembra essere allora quella dello Scottish National Party, formazione progressista. Nonostante abbiano perso il referendum per l’indipendenza lo scorso settembre, sono dati in forte crescita.

LA SORPRESA
La loro nuova leader Nicola Sturgeon è stata uno dei grandi protagonisti dei dibattiti televisivi, e in Scozia, dove potrebbero passare dal 20 per cento del 2010 al 48 per cento, i loro candidati possono portare a casa addirittura più di 50 seggi sui 59 a disposizione, contro i 6 del 2010. Lo Snp ha escluso ogni alleanza, sostiene che non sosterrà mai né un governo laburista né, tantomeno, conservatore. I laburisti escludono a loro volta un’alleanza con gli scozzesi. Ma il giorno dopo le elezioni potrebbero accordarsi su un governo di minoranza laburista che veda l’astensione dell’Snp. La soglia magica per una maggioranza parlamentare è 326 seggi. Laburisti e conservatori, secondo i sondaggi, sono solo tra i 270 e i 280, e non supererebbero i 326 nemmeno con i probabili 25 dei libdem. Ecco perché c’è chi dice che, anche se il Labour dovesse prenderne qualcuno in meno dei Tories, sarebbe comunque in una posizione di forza, perché l’Snp è molto più vicino a loro che ai conservatori. A meno che ogni tentativo di alleanza fallisca e si debba tornare al voto, ad oggi lo scenario più probabile è che uno dei due grandi partiti trovi in Parlamento l’appoggio persino di 3-4 forze minori, una delle quali magari tramite l’astensione. Il pentapartito sotto il Big Ben, per la gioia di Ciriaco De Mita. Alla fine solo una cosa è certa. A meno di eventi clamorosi, il premier sarà comunque il leader di uno dei due maggiori partiti. O Cameron o Miliband.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

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