L’epidemia non fa sconti neppure al Def. Pil giù dell’8% e deficit al 155%. La bozza da incubo sull’andamento del Paese nel 2020. Ma l’anno prossimo avremo una crescita al 4,7%

di Raffaella Malito
Politica

Per il 2020 previsione di un deficit che schizza al 10,4% del Pil, compreso l’extra-deficit fino a 55 miliardi che il Parlamento voterà la prossima settimana e che servirà a finanziare le nuove misure anti-virus. Un rapporto debito-Pil in salita al 155,7%, un crollo del Pil a -8%. “Nel mese di marzo l’attività economica – si legge in una bozza del Def – ha subito una caduta senza precedenti nella storia del periodo postbellico”. Ma per il 2021 ci sarebbe un recupero della crescita al 4,7%.

Anche se il governo mette le mani davanti. Non si esclude che “potrebbe verificarsi una recrudescenza dell’epidemia. Quest’ultima, a sua volta, renderebbe necessarie nuove chiusure delle attività produttive e restrizioni ai movimenti dei cittadini. Con una nuova caduta della produzione, il calo del Pil annuale nel 2020 si aggraverebbe e la ripresa prevista per il 2021 tarderebbe a verificarsi, ancor più se non si riuscisse ad arrivare a vaccinazioni di massa entro il primo semestre dell’anno prossimo”. I danni economici del Coronavirus stanno tutti in questi numeri contenuti nel Def, il Documento di economia e finanza, cui il governo ha messo mani non senza difficoltà e per la difficoltà di far previsioni in una situazione emergenziale come questa e per le spinte centrifughe provenienti dalle forze politiche della maggioranza.

Il Def, come la relazione con la richiesta a Parlamento e Ue di un ulteriore scostamento dai saldi di bilancio, saranno all’esame del Consiglio dei ministri di oggi. Per chiudere è necessario prima trovare un accordo di massima sul prossimo decreto di aprile atteso nel Cdm del 30. La sintesi sarà lasciata a una riunione del premier Giuseppe Conte e del numero uno del Mef Roberto Gualtieri con i capidelegazione. Intanto le singole misure prendono forma. Se i renziani scalpitano su diversi capitoli possono ritenersi soddisfatti per aver portato a casa il rinvio di sugar e plastic tax (costo circa 200 milioni) che dovrebbero scattare non da luglio ma dal prossimo anno. La voce più corposa della maxi-manovra anti-virus sarà quella dei sostegni al reddito, circa 20 miliardi. La Cig dovrebbe essere rifinanziata per altre 9 settimane con 13 miliardi, 7 miliardi andranno a 2 mensilità di bonus agli autonomi che salirà dai 600 agli 800 euro, 500 milioni serviranno per la proroga di congedi speciali e bonus babysitter.

Circa 1,3 miliardi rafforzeranno la Naspi e il sussidio per colf e badanti e 1 miliardo servirà per il nuovo Reddito di emergenza. Oltre 10 miliardi arriveranno per le piccole imprese con meno di dieci dipendenti, tra indennizzi diretti (8 miliardi) e ristori per affitti e bollette (due miliardi). Troveranno posto ulteriori finanziamenti per la sanità e la protezione civile (4-5 miliardi circa) e un pacchetto da oltre 5 miliardi per gli enti locali. Per le imprese un altro sollievo dovrebbe arrivare dallo sblocco del pagamento dei debiti della PA per 12 miliardi.

L’esecutivo dovrà stanziare con il decreto di aprile anche i 30 miliardi (che non incideranno sul disavanzo) necessari a coprire le garanzie che Sace sta iniziando a concedere alle grandi imprese. In più, per proteggere il tessuto produttivo spunta anche l’idea di ricapitalizzare Cassa depositi e prestiti con una dote da circa 40 miliardi (che peseranno sul fabbisogno ma non sull’indebitamento netto) per consentirle di sostenere le aziende in crisi anche con eventuali nazionalizzazioni a tempo nei settori considerati strategici. Nel Def il governo cancella i 20,1 miliardi di clausole Iva e accise in calendario per il prossimo anno e anni seguenti.