Erdogan se ne frega delle minacce dell’Europa e insiste sulla pena di morte. Le purghe in Turchia non si fermano più

dalla Redazione
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Recep Tayyip Erdogan non ha intenzione di fermare l’opera di repressione avviata da giorni, dopo il fallimento del colpo di Stato. Il presidente turco ha lanciato un nuovo guanto di sfida all’Europa. “La pena di morte c’è in Cina, in Russia e negli Stati Uniti. Solo nei Paesi dell’Unione europea è stata abolita”, ha detto in un’intervista. E sulla possibile reintroduzione in Turchia, ha dato una risposta sibillina: “L’abolizione non è irrevocabile”.

Erdogan ha quindi attaccato ancora gli Stati Uniti, colpevoli di ospitare il suo grande nemico Fethullah Gulen, ritenuto l’ideatore del tentativo di rovesciamento. E paragonato addirittura al fondatore di Al Qaeda, Osama Bin Laden. “Alcuni media internazionali hanno visitato la Pennsylvania (dove risiede il magnate. Ora, io vorrei chiedere a questi media. Se avessero intervistato Bin Laden quando le torri gemelle sono state attaccate, cosa avreste pensato?”.

Le parole del presidente turco hanno provocato la reazione delle cancellerie di tutto il mondo. “È chiaro che non sta né in cielo né in terra di continuare un qualsiasi percorso negoziale con un Paese che reintroducesse la pena di morte, visto che tra i principi dell’Unione europea c’è ovviamente l’abolizione della pena di morte”, ha dichiarato il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni. Anche il portavoce del governo tedesco, Steffen Seibert, è stato categorico: “Abbiamo visto nelle prime ore dopo il fallimento del golpe scene raccapriccianti di arbitrio e di vendetta contro i soldati in mezzo alla strada. Un simile fatto è inccettabile”.