Esperti contro i No vax: peggio degli evasori fiscali. L’immunologo del Cts Abrignani avverte la politica. Un messaggio neppure tanto velato al leader della Lega

Tra virologi e chi si spaccia per tale, leggasi Matteo Salvini, c’è fermento sul tema dei no vax. Diverse le posizioni dal mondo della politica.

Tra virologi e chi si spaccia per tale, leggasi Matteo Salvini, c’è fermento sul tema dei no vax. Diverse le posizioni dal mondo della politica, mentre gli esperti sembrano convergere su un’unica linea: bisogna immunizzarsi. “I no vax non vanno capiti. Sono come gli evasori fiscali: pretendono che gli altri paghino per qualcosa di cui loro poi beneficiano. Il non vaccinarsi è un’evasione”. È quanto ha detto Sergio Abrignani, docente di Immunologia all’Università Statale di Milano e membro del Comitato tecnico scientifico (Cts).

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Nel pieno della polemica che spacca anche la maggioranza di governo, con il leader della Lega che continua a strizzare l’occhio agli scettici, per Abrignani è necessario “far vaccinare il più in fretta possibile il più alto numero di persone in tutte le fasce sociali”. Poi – dice – “c’è la realtà con i no vax, la politica, le mediazioni. Ma da un ricercatore ci si può aspettare solo una risposta: vacciniamo tutti il più in fretta possibile”.

Soprattutto a fronte di quanto sta succedendo in Gran Bretagna: “La letalità di questa forma di Covid, quando si diffonde in una popolazione ampiamente vaccinata, con la maggior parte della popolazione over-60 vaccinata, diventa comparabile a quella dell’influenza“. Sulla stessa linea anche il professor Massimo Galli, direttore del reparto Malattie Infettive dell’Ospedale Sacco di Milano: “Non vaccinare gli under 40 è una grandissima baggianata anche dal punto di vista scientifico. Gli under 40 rischiano meno degli over 40, ma in quasi tutte le rianimazioni d’Italia qualche persona molto giovane è attualmente ricoverata. Finché negli under 40 il virus continuerà a girare alla grande, non risolveremo la questione del virus”.

“Ormai – ha proseguito Galli – mi dà quasi l’orticaria sentir parlare di immunità di gregge nelle condizioni in cui siamo adesso. Purtroppo di immunità di gregge si riesce a parlare quando, in seguito al fatto che un certo numero di persone di una nazione o di una regione, è stato vaccinato o comunque ha contratto la malattia, la malattia non riesce più a circolare, non riesce più a colpire neanche gli altri”.

Il vaccino oggi disponibile però è “impostato sul virus che circolava nel marzo 2020 quindi non riusciamo a coprire completamente le nuove varianti. Ci permette di evitare il 95% di ricoveri e morte nei vaccinati ma la possibilità di evitare le infezioni è limitata a percentuali basse”. Inoltre va considerato che “una parte piccola ma significativa di vaccinati non risponde al vaccino, come le persone molto anziane o con alcune malattie. Dovremmo quindi fare anche molti più test sierologici”, che permettono di vedere la risposta immunitaria sviluppata, “e sarebbe importante che fossero prescrivibili da parte dei medici e non solo lasciati al privato, con le persone che se lo devono pagare di tasca propria”.

Come se non bastasse a schierarsi contro i no vax non sono solo gli scienziati. Anche gli economisti si mettono a calcolare il costo sociale di chi rifiuta il vaccino, partendo dal famoso motto “la mia libertà finisce dove iniziano i diritti degli altri”. Nello specifico, scrivono su la Repubblica Tito Boeri e Roberto Perotti, chi non si immunizza deve almeno pagare i danni che provoca: “Rifiutare la vaccinazione significa creare esternalità negative sul resto della società”, scrivono. Per questo secondo Boeri e Perotti “è giusto sospendere i medici no vax”.

Pubblicato il - Aggiornato il alle 13:07
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