Con una sola parola Stefano Patuanelli liquida l’entusiasmo di Giorgia Meloni per i dati sul Pil dell’Istat: “Imbarazzante”. E in effetti il governo esulta per una crescita striminzita, inferiore alla media europea, trasformando uno 0,2 per cento congiunturale del secondo trimestre in un trionfo nazionale. “Ancora una volta l’Italia fa meglio delle previsioni”, ha scritto la premier, rivendicando una crescita tendenziale dell’1 per cento e un aumento acquisito per il 2026 pari allo 0,8 per cento. Giancarlo Giorgetti ha fatto eco parlando di un’economia cresciuta “oltre le aspettative”. Peccato che, nello stesso trimestre, il Pil sia aumentato dello 0,4 per cento nell’area euro e dello 0,5 per cento nell’Unione europea. La Spagna corre allo 0,7 per cento; l’Italia arranca alla metà della media Ue. Il confronto europeo dice altro.
Esulta per lo 0,2% di crescita ma Meloni ha poco da festeggiare
Il governo preferisce confrontarsi con previsioni prudenti anziché con i risultati degli altri Paesi. Così una crescita debole diventa una vittoria. È il solito trucco: abbassare l’asticella e poi festeggiare per averla superata di poco.
Dati del lavoro poco incoraggianti
Nemmeno i dati sul lavoro autorizzano celebrazioni. A giugno – sempre dati Istat – gli occupati restano stabili, mentre aumentano i disoccupati e diminuiscono gli inattivi. Crescono gli uomini, i lavoratori a termine, i 25-34enni e gli ultracinquantenni; calano le donne, i dipendenti permanenti, gli autonomi, i giovanissimi e la fascia tra i 35 e i 49 anni. Il segnale più preoccupante arriva dai giovani. Il tasso di disoccupazione tra i 15 e i 24 anni balza di 1,5 punti e raggiunge il 18,4 per cento, oltre tre volte il dato generale, salito al 5,7 per cento. È il valore più alto dall’inizio dell’anno. Tra i 50 e i 64 anni, invece, si ferma al 3,4 per cento.
Gli occupati over 50 sono 10,4 milioni, oltre dieci volte gli under 25, e rappresentano il 43 per cento dell’occupazione. Non è il segno di un mercato dinamico, ma di un sistema nel quale i giovani entrano tardi e male, mentre i più anziani restano perché andare in pensione è sempre più difficile.
Giovani faticano, anziani non riescono ad andare in pensione
La deputata del Pd Maria Cecilia Guerra sottolinea: “Il dato più allarmante è sicuramente la ripresa del lavoro a termine, che cresce di 91 mila unità, a fronte del calo di 46 mila posti permanenti”. E aggiunge: “I giovani faticano a entrare nel mercato del lavoro con posizioni stabili, gli anziani faticano a uscirne per andare in pensione”.
Questa è la realtà dietro i comunicati trionfali: più precarietà, meno stabilità e una generazione ai margini. Il governo celebra un Pil sotto la media europea e chiama successo un mercato del lavoro che regge grazie agli over 50. Non è crescita, è galleggiamento. E mentre Meloni vende lo 0,2 per cento come prova del “modello Italia”, il Paese perde terreno.