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Ex Ilva, si allarga l’inchiesta: l’ex ad Morselli indagata anche per associazione a delinquere

Si allarga l'inchiesta sull'ex Ilva: l'ex ad di Acciaierie d'Italia, Lucia Morselli, indagata anche per associazione a delinquere.

Pubblicato il 18 Luglio 2024 di Stefano Rizzuti
di Stefano Rizzuti
Ex Ilva, si allarga l’inchiesta: l’ex ad Morselli indagata anche per associazione a delinquere

L’indagine sull’ex Ilva si allarga. E vengono ampliate le accuse all’ex amministratrice delegata di Acciaierie d’Italia, Lucia Morselli, ora indagata anche per associazione a delinquere finalizzata all’inquinamento, al disastro ambientale e alla truffa ai danni dello Stato. La notizia è stata riportata da La Gazzetta del Mezzogiorno, che ricostruisce la nuova accusa rivolta a chi gestiva l’impianto di Taranto prima dell’amministrazione straordinaria e del commissariamento iniziato a febbraio. L’indagine è un po’ un salto nel passato, ricordando in parte anche le accuse rivolte durante il processo sulla gestione dei Riva. Oggi Morselli viene definita la “promotrice” di un sistema che ha coinvolti anche altri indagati tra i dirigenti di AdI, alcuni dei quali tra l’altro già licenziati dalla gestione commissariale.

Ex Ilva, l’indagine si allarga

L’indagine è stata avviata per l’ipotesi di reato di truffa allo Stato per le quote di Co2 dichiarate e necessarie alla produzione dell’acciaio. Alla società è stato contestato di aver ottenuto quote gratuite di Co2 superiori a quelle spettanti attraverso dati e report falsati e dichiarando una quantità di emissioni minori rispetto a quelle reali. Il danno ipotizzato per lo Stato ammonta a circa mezzo miliardo. Ora in questo stesso filone d’inchiesta si aggiungono le mancate manutenzioni di cui è accusata Acciaierie d’Italia. In particolare avrebbero omesso di effettuarle sulle tubazioni della rete di distribuzione del gas-coke nei reparti cokeria e sottoprodotti.

Per la procura questa omissione ha prodotto una “compromissione e un deterioramento significativo dell’aria della città di Taranto”, con un incremento delle concentrazioni di benzene registrato dalle centraline cittadine. Il danno ambientale, quindi, si sarebbe esteso anche al di fuori dell’impianto. In più l’accusa è di non aver mantenuto l’efficienza degli impianti di pressurizzazione e filtrazione aria al servizio di macchine operatrici e uffici, esponendo così i lavoratori ad alte concentrazioni di sostanze cancerogene. Con un pericolo esteso anche alla popolazione residente vicino all’impianto.

Le emissioni di benzene, per quanto non abbiano superato i livelli soglia previsti dalla legge, erano già state messe nel mirino da Arpa Puglia e dall’Asl di Taranto negli ultimi due anni. Proprio l’Arpa, insieme all’Ispra, aveva confermato che l’ex Ilva fosse la principale fonte di emissione del benzene. Tesi abbracciata anche dalla procura che ha allargato le accuse nei confronti dei dirigenti di AdI e della sua amministratrice delegata Morselli.

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