Export di armi e sostanze letali. Ue in affari coi Paesi in guerra. Anche l’Italia parte dell’oscuro business. E intanto le missioni di pace costano miliardi

Anche questโ€™anno le spese militari sostenute dallโ€™Italia per le operazioni di peacekeeping sono aumentate. In Paesi a rischio, con istituzioni traballanti e forze di polizia tutte da formare, sono stati investiti 1,4 miliardi di euro e inviati 7.400 militari. Uno sforzo notevole e comune ad altri Paesi europei. Dalla stessa Unione europea, spesso negli stessi Stati su cui si investono fiumi di denaro per mantenere la pace, vengono perรฒ spedite enormi quantitร  di merci che si possono utilizzare come strumenti di tortura o di morte. Certi business, a partire da quello delle armi, si confermano cosรฌ irrefrenabili.

IL DOSSIER. Per poter esportare determinate merci รจ necessario chiedere allo Stato europeo di appartenenza lโ€™autorizzazione e indicare il destinatario del carico. Di altri strumenti e sostanze รจ invece vietato completamente lโ€™export. Paletti messi con un regolamento approvato dallโ€™Ue questโ€™anno, che ha ritoccato quello del 2005, ma che come quello vecchio non sembra un ostacolo insormontabile per chi vuole fare affari sul mercato della morte. Lโ€™obbligo dei diversi Paesi consiste nel consegnare allโ€™Unione una relazione sulle autorizzazioni alle esportazioni concesse e negate. Ed ecco che nella prima relazione sulla materia redatta dalla Commissione europea e appena presentata al Parlamento e al Consiglio europeo emerge che solo nel 2018 sono stati dati da 11 Stati membri 231 permessi e che in due anni le richieste respinte, per transazioni con ditte del Bangladesh, Cina, Egitto, Moldova, Vietnam, Costa dโ€™Avorio, Kazakhstan e Togo, in totale sono state appena 9.

I DUBBI. Si scopre poi che lโ€™Austria, la Repubblica Ceca, la Danimarca, la Francia, lโ€™Italia, la Polonia, il Portogallo, la Slovenia, la Svezia, e soprattutto la Germania, i Paesi Bassi e il Regno Unito, nel 2018 hanno dato il via libera a esportare oltre 75mila armi a scarica elettrica e quasi 185mila armi e materiali portatili per la diffusione di sostanze chimiche, oltre a dare il permesso per far uscire dai confini nazionali 328 litri di pentobarbital, 52mila fiale di tiopental e 1,4 milioni di fiale di tiopental sale iodico, un tiobarbiturico ad azione ipnotica impiegato per effettuare lโ€™anestesia generale, ma che ad esempio negli Usa viene utilizzato per praticare lโ€™iniezione letale ai condannati a morte.

E non รจ andata meglio nel 2017, con lโ€™ok per 74.400 armi portatili a scarica elettrica, 176mila per la diffusione di sostanze chimiche e 1,3 milioni di fiale di tiopental. Un commercio che inquieta, nonostante le rassicurazioni sui destinatari, considerando i Paesi in cui sono finite quelle merci. Stati tra i quali spiccano lโ€™Iraq, la Sierra Leone, la Siria, il Libano, il Sud Sudan, lo Yemen, la Nigeria, il Niger, la Repubblica democratica del Congo, il Kosovo , la Bosnia e la Somalia. Strumenti di morte per Paesi in cui si investono miliardi nel tentativo di portare la pace.