Extraprofitti, extraflop. Versato un miliardo su dieci

A maggio il decreto Aiuti ha aumentato dal 10 al 25% l’aliquota del contributo straordinario sugli extraprofitti richiesto alle aziende del settore energetico.

Uno dei più grandi flop del Governo Draghi rischia di essere la tassa sugli extraprofitti. Per finanziare le misure contro il caro-energia l’esecutivo dei Migliori lo scorso marzo ha introdotto “un contributo solidaristico straordinario” per alcune aziende del settore energetico che hanno visto aumentare i loro profitti con l’aumento dei prezzi energetici. In base al decreto, le imprese tenute a versare la “tassa sugli extraprofitti” sono quelle che producono o importano in Italia energia elettrica e gas, o che li rivendono, o che producono, distribuiscono o commerciano prodotti petroliferi.

CONSULTA NAZIONALE PER IMPEGNI SU DISABILITA' E SICUREZZA LAVORO

A maggio il decreto Aiuti ha aumentato dal 10 al 25% l’aliquota del contributo straordinario sugli extraprofitti richiesto alle aziende del settore energetico

A maggio il decreto Aiuti ha aumentato dal 10 al 25% l’aliquota del contributo straordinario ma non ha modificato la base imponibile. Che non è in realtà costituita da profitti, bensì dal maggior margine imponibile Iva realizzato tra ottobre 2021 e 30 aprile 2022 rispetto al periodo ottobre 2020-aprile 2021. Gettito previsto: oltre dieci miliardi, da incassare in due tranche. La prima entro giugno e il resto entro fine novembre.

Ma finora l’operazione ha fatto flop perché nelle casse dello Stato è stato versato solo un miliardo degli oltre 10 previsti e questo perché alcune aziende hanno deciso di non pagare scommettendo sull’incostituzionalità della misura. Ovvero che la faccenda della tassa straordinaria si concluda come con la Robin tax dichiarata incostituzionale nel 2015.

La Repubblica ha spiegato che a fare ricorso davanti al tribunale amministrativo regionale del Lazio sono state una ventina di aziende. Una decisione è attesa per l’8 novembre. Tra i ricorrenti ci sono aziende petrolifere come Kuwait Petroleum (Q8), Ip, Esso e Engycalor entrambe controllate da ExxonMobil. Alcune di loro, come Ip, hanno comunque pagato l’acconto. C’è anche Acea, la municipalizzata di Roma che ha versato ma anche impugnato la norma. Ed Engie Italia Spa, multinazionale francese di luce e gas.

Risultano in regola con i pagamenti della prima tranche del 30 giugno e intendono onorare il versamento anche della seconda, invece, le grandi società energetiche. Se per Eni la tassa è quantificata intorno ai 550 milioni di euro, l’impatto sui conti di Enel è intorno ai 70 milioni. In regola anche i pagamenti della tassa da parte di Edison e A2a.

Dal ricorso tre sono gli scenari possibili. I giudici sospendono l’efficacia della norma e dispongono un rinvio alla Consulta: il saldo di novembre non si paga fino a quando l’Alta Corte non si pronuncia, di solito entro un anno o anno e mezzo. Oppure i giudici non accolgono il ricorso e tutti pagano tutto.

Terzo scenario: il Tar rinvia alla Consulta ma non sospende la norma, quindi il saldo si paga e poi eventualmente si aspetta il rimborso. Secondo le imprese il problema potrebbe essere risolto con un’addizionale Ires, che colpirebbe davvero i profitti. Nel frattempo il Governo ha messo una sanzione del 15% per chi verserà quanto dovuto, saldando entro domani, e del 60% dopo quella data.

I Verdi e Sinistra Italiana, intanto, hanno chiesto l’intervento della magistratura. Nei giorni scorsi le due forze politiche hanno presentato un esposto alla Procura di Roma, affinché apra un’inchiesta e verifichi se siano state commesse violazioni di legge. Esposto a cui si aggiunge la denuncia del Codacons. Anche l’associazione dei consumatori si rivolge alla Procura di Roma e alla Corte dei Conti affinché sia aperta un’indagine volta ad accertare eventuali reati penali e contabili.

Il leader del Movimento Cinque Stelle, Giuseppe Conte, ha chiesto al Mef di pubblicare i dati sui pagamenti effettuati per verificare quali sono le società che hanno versato il contributo e quali si stanno sottraendo alla legge. Inoltre – ha detto l’ex premier – dobbiamo estendere questa tassazione anche ai settori farmaceutico e assicurativo, colpendo le speculazioni che durante la pandemia hanno prodotto profitti ingenti.

Orlando: “Non escludo che si possa ancora alzare l’aliquota della tassa, salire sopra il 25% attuale”

“Serve un intervento rapido per aiutare imprese e famiglie – ha detto a Repubblica il ministro del Lavoro Andrea Orlando -, anche in deficit se necessario, ma circoscritto a questa emergenza energetica. E senza abbandonare la tassa sugli extraprofitti: le leggi si rispettano, lo Stato non può rinunciare a quelle risorse. Anzi non escludo che si possa ancora alzare l’aliquota della tassa, salire sopra il 25% attuale”.

Il Financial Times avverte che la speculazione contro l’Italia è in agguato. “Non mi preoccupa la denuncia, ma la condizione del nostro Paese più esposto di altri per via dell’alto debito. Dobbiamo muoverci con accortezza, ma questo non significa che non sia necessario muoversi. Anche in deficit, circoscritto all’emergenza, se non avessimo alternative e se l’Europa non riuscisse a dare una risposta strutturale con un tetto al prezzo del gas”.

“Il lavoro povero – ha detto ancora il ministro del Lavoro – è aumentato e rischiamo una crisi sociale fortissima. Si ripete che all’esterosono preoccupati che possa vincere la coalizione di centrodestra. Dobbiamo spiegare perché: è una coalizione a trazione di una Destra estrema, divisa su tutto, con ricette contraddittorie che si può tenere insieme solo con un antieuropeismo strumentale…”.

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