Fine della campagna elettorale. Renzi Sì illude di farcela, ma gli avversari agitano lo spettro dei brogli

di Alessia Vincenti
Politica

La caccia all’ultimo voto è partita dalla piazze, sfociando sui social network, fino a esondare sui telefonini attraverso il messaggio. Un tam tam disperato da parte dei sostenitori del Sì e dei tifosi del No. Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha fatto professione di ottimismo, anche se qualcuno dei suoi già pensa allo sfratto del Rottamatore da Palazzo Chigi. “È una partita che ha un alto numero di indecisi, io ci credo in questa battaglia”, ha detto, ribadendo nella “maggioranza silenziosa che non ne può più di continuare con un sistema che non funziona”. E quindi ha lanciato il solito slogan: “Ci giochiamo in 48 ore il futuro dei prossimi vent’anni”. Riducendo la questione sul personale, comunque, il premier si gioca la tenuta del Governo. “Se vincesse il No credo che Renzi andrà dal capo dello Stato a rassegnare le sue dimissioni”, ha spiegato il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio. E lo dice proprio lui, uno dei possibili eredi a Palazzo Chigi. Il tema è però stato dribblato dal premier: “Io non vado a elezioni anticipate perché non dipende dal presidente del Consiglio ma dal Presidente della Repubblica e dal Parlamento”. Ma nel Pd la tensione è a mille. La minoranza ha voluto togliersi un sassolino dalla scarpa: È andata a finire esattamente come avevamo previsto: al documento approvato dalla Commissione PD sulla legge elettorale non è stato dato alcun seguito”, ha accusato il senatore bersaniano Federico Fornaro.

Allarme brogli – Intanto sul voto torna a essere agitato lo spettro dei brogli. A rilanciare la questione è il leader della Lega, Matteo Salvini: “Credo che in consolati e ambasciate ne siano successe di cotte e di crude. Ma conto sul fatto che il voto degli italiani sarà un voto per il No che supererà anche gli eventuali Sì inventati e comprati da Renzi in giro per il mondo. E da lunedì a Palazzo Chigi si cambia inquilino”. Il numero uno del Carroccio ha trovato un inatteso alleato: Massimo D’Alema. “Bisognerà mandare qualcuno a controllare nell’hangar in cui si spogliano i voti degli italiani all’estero”, ha evidenziato infatti l’ex ministro degli Esteri. “Sappiamo che non è vero che la campagna elettorale si conclude alla mezzanotte del venerdì – ha aggiunto D’Alema – ma continua fino a quando chiudono i seggi, persino durante lo spogli”. Sul fronte del Centrodestra, Silvio Berlusconi, ha messo ancora una volta in risalto la sua preoccupazione per una possibile deriva autoritaria: “Guardo con timore che possa passare questa riforma, nemica della democrazia perché porterà un uomo solo al comando”.

I 5 Stelle all’attacco – Anche il Movimento 5 Stelle ha cercato di chiudere con una scossa la campagna per il No. Beppe Grillo, nel comizio a Torino, ha messo sul tavolo la sua preoccupazione: “Sia che il Sì vinca o che il Sì perda è la stessa cosa. Il Paese è spaccato. Siamo nella stasi mentale, siamo in questo limbo”. Poi ha usato un suo vecchio cavallo di battaglia: la riforma voluta e sponsorizzata dai poteri forti, a cominciare dalla Jp Morgan. “Questa piccola Costituzione è per la gente semplice, 9639 parole, divise in 480 periodi, ogni periodo sotto le venti parole. Adesso questa Costituzione sorregge un impianto legislativo che non si capisce, ma non riescono nemmeno loro a capirlo in modo che fosse più comprensibile. Era scritta sotto le venti parole”.